Stefano Donno on twitter

domenica 30 novembre 2008

GRAND GUIGNOL DIABOLIQUE

Questo è il loro profilo:

Benvenuti a bordo del GRAND GUIGNOL DIABOLIQUE!!!
Questo progetto ha origine approssimativamente tra il 2004 e il 2005 dalle ceneri di un altra band di culto, i BEAT BABOL. Tutte le canzoni di questo album sono gli inediti DEMOS che servivano alla band per preparare i concerti live. Nel Giugno del 2008 il compositore originale riprese a mano i masters originali per completarli tutti, cercando però sempre di mantenere intatto il "sound originale" e le atmosfere. Queste 10 canzoni tolgono il respiro ora come allora. Anche i testi sono incredibilmente attuali, in quanto mettono l'essere umano nel bel mezzo del suo piccolo/grande universo, faccia a faccia coi suoi enormi problemi e contraddizioni amplificate. Apparentemente 100% pessimista è invece 99% ottimista in quanto scherza con tutto questo pazzo circo umano, si prende gioco di lui, con grande umorismo "drammatico". Le registrazioni sono grezze, le vibrazioni, le sensazioni no. Ecco perchè amiamo così tanto questo nuovo progetto targato Pedale Baroque. E ora che la musica cominci, entri il GRAND GUIGNOL DIABOLIQUE!

li trovate qui...

http://www.myspace.com/grandguignoldiabolique

venerdì 28 novembre 2008

Tra le pagine chiare e le pagine scure







XIV Rassegna nazionale degli autori e degli editori
Città del Libro di Campi 2008

Tra le pagine chiare e le pagine scure
II edizione



Domenica 30 novembre 2008 h. 19.30 Salone - Centro Servizi



Anche per quest’anno torna la seconda edizione preparata appositamente per la Città del Libro di Campi, della rassegna poetica dal titolo Tra le pagine chiare e le pagine scure. Organizzata da Besa editrice. La rassegna che comincia ad avere una sua tradizione all’interno della kermesse salentina diventa oltre ad un incontro poetico-performativo, anche un modo per rendere omaggio alla Poesia


Vito Antonio Conte, Giovanni Santese, Margherita Macrì, Irene Leo, Alessandra Nicita, Elio Coriano, Luciano Pagano, Stefano Donno, Gloria De Vitis, Maria Pia Romano, Gioia Perrone, Simone Giorgino, Elena Cantarone, Angelo Petrelli, Caterina Stasi, Marthia Carrozzo, Stefano Cristante, Giuseppe Cristaldi, Luisa Ruggio, Walter Spennato, Cristel Caccetta, Luca Nicolì, Massimiliano Manieri.

giovedì 27 novembre 2008

Ecologia ed evoluzione della religione di Ferdinando Boero a Campi


XIV Rassegna nazionale degli autori e degli editori
Città del Libro di Campi 2008

Sabato 29 novembre 2008- - Auditorium h. 8,30 a.m.

Ferdinando Boero
Ecologia ed evoluzione della religione

Controluce edizioni (www.edizionicontroluce.it)




Introduce Stefano Donno


La religione da sempre ha trattato di scienza, con ingerenze spesso dirompenti. La scienza, dal canto suo, tratta la religione come un prodotto della mente umana, non riconoscendole alcun nesso con il mondo fisico. In Ecologia ed evoluzione della religione, emblematici episodi autobiografici dalle "forti connotazioni extranaturali" diventano il pretesto per analizzare la genesi della religione come elaborazione culturale di "qualcosa" che forse esiste davvero. Ecologia e biologia evoluzionistica ci mostrano un carattere prettamente "funzionalista" della religione: da sempre conferisce vantaggi agli uomini per cooperare, per preservare e conservare l'ambiente naturale e sociale. Molte le variabili "ambientali" prese in considerazione: dall'antropologia alla cinematografia di Terminator e Robocop, dall'epistemologia al genio di Frank Zappa, con un risultato divertente e intelligente. A dimostrazione che non è un ossimoro un agnostico che parla di religione, o lo è tanto quanto un religioso che parla di scienza.

Ferdinando Boero ha lavorato e vissuto in molte parti del mondo, studiando la vita marina. Nel 2006 ha ricevuto la Médaille Albert Ier, Prince de Monaco per l'oceanografia dall'Institut Océanographique di Parigi. Ha pubblicato Ecologia della bellezza (Besa, 2006), oltre a centinaia di lavori scientifici e monografie.

mercoledì 26 novembre 2008

Dopo lunga e penosa malattia, di Andrea Vitali, Garzanti (Milano, 2008). Recensione di Nunzio Festa

Il nuovo romanzo di Andrea Vitali, Dopo lunga e penosa malattia, è l’ennesima consacrazione di un grande scrittore italiano. E nonostante quel che ne dicano o vogliano dirne critici e finti tali, in Italia esempi di bravura – tra l’altro così fatta di costanza – di tale spessore ci sono ma non si pesano in milioni. In questa ultima e fresca opera, addirittura (ma inteso non in senso dispregiativo e per sminuire), Vitali si confronta e vince la partita/confronto con il giallo. Innanzitutto, lo scrittore rendere perfettamente vivi e vivibili personaggi e luoghi, luoghi reali e personaggi realistici. Ogni persona tratteggiata da Andrea Vitali è un mondo, un'umanità compiuta e interessante. Dalle tante e diverse donne, ai maschi professionisti e, per esempio il protagonista del romanzo, spesso accaldati da piccoli o grandi timori. Racconta, Vitali, grazie per giunta a una scorrevolezza bellissima e suadente temi universali e umani. Partendo dal sentimento del dolore, passando comunque dalla tremenda e saltellante paura della morte. Il dottor Lonati in una notte piovosa deve correre a prendere atto della morte del suo amico notaio, libero professionista con il quale per anni ha condiviso tempo libero. Galimberti Luciano, notaio, è morto per un infarto. Per puro caso, però, l'amico scopre tracce che lo faranno praticamente diventare come un detective. Dunque Carlo Lonati si pone la grande domanda: perché Luciano è morto? E il testo strano del manifesto funebre arriva a dare maggiori problemi di chiarezza, anzi fa da benzina che accende il motore della ricerca. Tanti saranno, durante la narrazione a dir poco avvincente, i colpi di scena. In un'ambientazione che aiuta ed è aiutata a essere tema essa stessa importante del volume. La verità è oltre la già nota Bellano, si trova dalle parti della Dongo d'oltre lago. Quando però il ragno dell'angina mette in pericolo la persona del Lonati. Galimberti e Lonati condividevano anche quel problema fisico, quella malattia che tanti guai e subbugli vitali porta. La moglie del medico, sin dall'inizio dell'opera, è in tensione proprio per questo. Vede, Elsa, una morte che potrebbe colpire vicino a lei. Come forse potrebbe veramente capitare o succederà. La tensione è un filo lungo e teso che A. Vitali mai fa spezzare. I brividi tengono, a tratti, per mano. Nel frattempo ci si può arrabbiare, tanto per citare temi utilissimi alla valorizzazione complessiva di Dopo lunga e penosa malattia, per una serie di bugie e finzioni che la vita quotidiana può nascondere. Donne e uomini sono anche questo. E allorché le vicende rappresentano alcune scene possiamo chiederci quanto comportamenti e atteggiamenti già stanno in casi riconosciuti dalle cronache vere. Vitali, con quella attenzione verso la lingua – di nuovo semplice eppure infallibile – sperimenta un genere per lui nuovo. Ma il carattere giallo non è che un elemento secondario. Andrea Vitali assegna alle pagine il ruolo dell'avventura, qualcosa che allo stesso tempo racconta dei tempi. La lettura è piacevolissima, nonostante i grigi necessari. L'autore, in certi casi per dare momenti di ripresa, invita a sorridere. La magia è quella di tenere tutto insieme. Comunque Vitali non è un mago. E' molto di più. Vitali è un grande scrittore. Andrea Vitali è il narratore che puntualmente convince. Che tiene gli occhi vigili e li agita bene.

Dopo lunga e penosa malattia, di Andrea Vitali, Garzanti (Milano, 2008), pag. 176, euro 14.60.

foto da bookswebtv

martedì 25 novembre 2008

Bepress... start now!






Bepress
edizioni in movimento

Le edizioni Bepress nascono nel 2008 da una collaborazione sinergica tra l'agenzia Bfake, le Officine Ergot di Lecce e la Mimesis edizioni di Milano.
Bepress si appoggia sulla forte esperienza dei fondatori che da diversi anni lavorano nel campo delle culture e della produzione di eventi sull'asse Lecce Milano.

Il progetto Bepress parte dalla ricerca sociologica legata al filone critico delle culture alternative, si estende attraverso l'estetica, la letteratura, la saggistica, nella prospettiva di dare voce editoriale ai fenomeni sommersi, alle diversità, ai giovani ricercatori che come Bepress amano mordere le parole ed i libri estraendone linfa vitale e socio culturale.

Grazie all'esperienza ed ai rapporti internazionali intessuti negli anni precedenti la nascita delle edizioni bepress, presto saranno disponibili sul mercato italiano numerosi testi di fondamentale importanza ma mai tradotti nella nostra lingua.

La prima collana in ordine di nascita è ACIDE REALTA', un abecedario delle sostanze psicotrope, un'enciclopedia minore delle droghe, un punto di riferimento per chi lavora, ricerca o sperimenta nel variegato mondo quasi del tutto da alfabetizzare, delle sostanze psicoattive.

La collana UNKNOWN come già indicato dal titolo conterrà i testi stranieri mai pubblicati in italia che con lavoro meticoloso di traslazione saranno finalmente resi disponibili nella nostra lingua.

La collana ATOMI in formato tascabile 12x17 dal prezzo di copertina contenuto, ospiterà la narrativa giovane da una selezione tra i più bravi e creativi narratori che ogni anno ci faranno pervenire i propri lavori con il concorso perenne COGLI L'ATOMO.

La collana ANTROPOS attraverso i circuiti universitari elaborerà le migliori ricerche nel campo delle scienze sociali per dare vita a prodotti editoriali di approfondimenti sociologici e filosofici di elevato spessore culturale.

Bepress è distribuita in libreria su tutto il territorio nazionale tramite il circuito pde con promozione pea. I libri pubblicati con licenza creative commons sono resi disponibili sul nostro sito (www.bepress.it) in formato pdf.

domenica 23 novembre 2008

10 racconti in Noir per Stampa Alternativa. Consiglio caldamente!!!

Questa antologia è il risultato di due passioni: quella, diffusa, per la letteratura definita "di genere" ma che spesso valica i confini del noir per diventare rappresentazione della vita e della società; e quella per la condivisione della cultura, una passione che rifiuta l'imposizione del "tutti i diritti riservati" per restituire (e restituirsi) il diritto di essere autori, lettori ed eco della cultura, e non semplici fruitori, consumatori passivi di "prodotti".
Ecco com'è nata l'idea di un concorso letterario che è stato poi battezzato "Creative Commons in Noir". E alle due passioni di cui sopra - raccontare e condividere - se n'è aggiunta un'altra, che a Stampa Alternativa è piaciuta perché fa parte del tessuto connettivo di questa casa editrice: andare alla ricerca di voci, scandagliare tra chi scrive e trovare narrazioni nuove.
Quest'ottica, una volta che è stata condivisa all'interno di Stampa Alternativa, è stata presentata alle persone a cui si è chiesto di far parte della giuria: Maurizio Matrone, che ha accettato di diventarne presidente, Juan Carlos De Martin, responsabile di Creative Commons Italia, Loredana Lipperini, scrittrice e critica letteraria, Monica Mazzitelli, scrittrice e coordinatrice de iQuindici, Edi Pernici, lettore, Luciano Comida, giornalista e scrittore, e Carla Melli, consigliere della Provincia di Trieste.
Gli autori: Davide Bacchilega, Euro Carrello, Luciano Pagano, Alberto Prunetti, Alberto Giorgi, Michele Frisia, Karim Mangino, Angela Venuti, Antonio Pagliaro, Paolo Ferrari

fonte iconografica di Jonas Dagar

martedì 18 novembre 2008

Maria Beatrice Protino in arte Almadressa parla Street Art Sweet Art edito da Skira

DALLA CULTURA HIP POP ALLA GENERAZIONE POP UP: STREET ART SWEET ART
“La street art è indomabile, sexy e caustica.” (Jacopo Perfetti)
“Quando di tratta di rivolta nessuno di noi ha antenati.” (Andrè Breton)

Pubblicato da Skira editore nel 2007, il volume - uscito per suggellare anche su la carta stampata il successo della mostra tenuta al PAC di Milano nel marzo 2007, sotto la supervisione di Alessandro Riva e il benestare dell’assessore alla cultura del Comune di Milano Vittorio Sgarbi - dal titolo “Street Art Sweet Art”, raccoglie i lavori e le interviste di oltre trenta fra i talenti più interessanti della street art italiana, oltre ad approfondite introduzioni critiche di Alessandro Riva e Jacopo Perfetti su quella che si riconosce come nuova e acclamata corrente artistica.
I cd graffitari sono artisti la cui arte si nutre di un'estetica diffusa - che trova le sue radici nel writing storico e nell'estetica della bomboletta spray, ma anche in linguaggi e tecniche più nuove, dagli stikers agli stencil alle tante forme di "disordinazione urbana" presenti ormai ovunque nelle città di oggi – ma, soprattutto, di quella psicologia della "guerrilla marketing" o guerriglia comunicazionale, per cui l’utilizzo di tecniche di comunicazione non convenzionale consentono di ottenere il massimo della visibilità con un minimo degli investimenti.
Come sottolinea Riva, si tratta della generazione cresciuta a spot televisivi, a forum e chat su Internet; la generazione che convive con un concetto di trash ormai sempre meno ristretto, che mangia e partecipa reality e che capisce bene che per arrivare a colpire l’immaginario collettivo occorre usare i mezzi più semplici: la strada o qualsiasi posto in cui capiti, appunto. È la generazione “sospesa tra hip pop e iperpop”: la generazione pop up, che appare e scompare all’improvviso e in modo inaspettato. Ma, oltre a questo, si tratta di giovani artisti lontani dagli schemi dell’arte snob e colta, che recupera, invece, una genuinità e una spontaneità aperta alla condivisione. “Ogni artista è parte di un’opera collettiva che si frantuma tra le vie della polis creando significati molteplici di un significato unico” (Jacopo Perfetti).
Il contesto popolare e anonimo della città - spesso umiliata da un’edilizia selvaggia - viene decostruito per divenire finalmente un luogo nuovo con un significato nuovo, in cui la strada è essa stessa non solo luogo ideale, ma l’unico per operare.
Nelle interviste pubblicate gli artisti rivelano uno sguardo attento alla realtà, uno sguardo che “parte dal basso”, che quasi studia un paese che si muove spesso “attraverso rotte di mode importate dall’estero” e lo fa con passione, col semplice desiderio di comunicare qualcosa, magari proprio in disaccordo con ciò che accade spesso nel “sistema dell’arte”. Gli strumenti non sono solo le bombolette spray, ma “la carta, la colla.. il tutto condito con una buona dose di ironia, dissacrazione mistica, masochismo, pornografia, ..cronaca contemporanea e gossip.. la critica sociale e politica” (tratto dall’intervista di Chiara Canali a Abbominevole) e rabbia, la stessa che li spinge alla ri-conquista di quegli spazi urbani – metafora di spazi mentali – resi oggettivamente indisponibili da un concetto di illegalità che, invece, spesso significa indifferenza: “il racconto del writer si genera nella coscienza e nell’immaginazione dell’artista liberato e liberatore nel momento in cui occupa uno spazio strappandolo all’inerzia. I graffitisti producono energia” (Vittorio Sgarbi).

Domenico Protino a Milano




MONDADORI MULTICENTER

C.SO VITTORIO EMANUELE II - MILANO



GIOVEDÌ 20/11 2008 ORE 18.00



DOMENICO PROTINO

INCONTRA IL PUBBLICO E PRESENTA ALCUNI BRANI DEL SUO ALBUM OMONIMO DISTRIBUITO DA WARNER



Presenterà MASSIMO COTTO

Domenico Protino si appassiona alla musica all'età di cinque anni per poi scoprire il suo amore per la chitarra, la musica cantautoriale italiana e il pop internazionale.

A partire dal 2000 si esibisce con diverse cover band e partecipa, in qualità di cantautore, a concorsi canori nazionali che gli permettono di prendere confidenza con dei palcoscenici sempre più importanti,. Domenico viene premiato insieme a grandi esponenti del panorama musicale italiano quali Laura Pausini, Nek, Francesco Baccini, Fabio Concato, Antonella Ruggiero, Avion Travel e tanti altri.

Questo premio gli apre le porte a importanti Festival come il Premio Mia Martini, il Solarolo Song Festival, il M.E.I., Sanremoff e Premio Bindi.

Sempre nel luglio 2007, Domenico si aggiudica il Premio Salentino con il brano "La nuova aurora", scritto per una produzione televisiva che in seguito andrà in onda su emittenti RAI.

Nel 2008 viene selezionato per rappresentare l’Italia al Festival Internazionale della Canzone di Viña del Mar del Cile (il più importante festival dell’intera America Latina); vince con il brano "La guerra dei trent'anni” aggiudicandosi due “gaviotas de plata” ovvero i premi come migliore autore e migliore interprete.

lunedì 17 novembre 2008

Agostino Palmisano: estratto da "Una volta ero strafatto" EC (Edizioni Clandestine)


PREFAZIONE
IL PAGLIACCIO E’ IN PENSIONE

Una piccola spiegazione.
Tutto ciò che segue è atto di ribellione inutile -ma onesto- di un individuo alle prese con un esame di coscienza. Egli non si guarda dentro per giudicarsi e darsi delle punizioni da scontare, bensì scava per trovare le tracce che il passato a lasciato nel presente e che il presente stesso potrebbe regalare al futuro. Dico regalare perché l’istante perpetuo del presente è condotto sempre con un po’ d’avventatezza, senza reale cognizione di causa. Si rallenta la mente per paura di andare troppo avanti rischiando di rimanere per sempre indietro rispetto ad una quotidianità che girà vorticosamente su se stessa. E la propria storia viene scritta di conseguenza.
Siamo un disco graffiato senza rimedio. Bisognerebbe lasciarsi fluire completamente nella propria mente.
Tutte queste poesie contengono tutto quello che volete: amore, sangue, morte, dolcezza, sesso, cattiveria, pietà, fratellanza, rabbia, ecc. Tutto il bene ed il male si uniformano all’esigenze dell’individuo che cerca la sua pienezza, anche a costo di diventare scontato, ipocrita, qualunquista, ecc. Voglio essere di tutto perché non voglio essere nessuno. Voglio solo vedermi dentro come un qualsiasi spettatore, magari più interessato del normale.
Ma l’atteggiamento introspettivo non è quello tipico d’un vecchio ormai giunto alla fine che cerca di trovare scuse atte all’apertura delle porte del paradiso dopo la morte fisica. L’introspezione è condotta razionalmente e con tutta la lucidità possibile perché priva d’un fine ultimo. Dopo la morte c’è qualcosa che non ci riguarda. Inoltre l’introspezione assume forme più dilatate che comprendono anche l’humus sociale dell’individuo. Egli ghigna contro il mal di vivere, ride senza ritegno dell’angoscia e dei dolori universali, si fa beffe perfino di se stesso. Ma subito dopo è capace di scoppiare in un pianto infantile chiedendo amore ed affetto, conscio di non meritarne.
In fondo ciò che un uomo chiede è comprensione, soprattutto negli sbagli. Bisogna capire la propria umanità.
Chi scrive ama, anche con rabbia. E se mostra violenza è perché l’oggetto del proprio amore lo delude.




UNA VOLTA ERO STRAFATTO

1
DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA


Finalmente abbiamo finito di campare
hanno spento la nostra musica e ce ne siamo accorti
-acqua nel serbatoio dei nostri motori-
sappiamo che è finita e che la banda è crepata
non più autostrade ma strade soltanto
niente più bar dove farci ripulire dalla nostra ignoranza
niente più noia del troppo tempo da vivere
ma solo noia aspettando di sognare
in letti riscaldati dalle nostre famiglie.
Abbiamo raggiunto un altro livello di percezione
abbiamo assaporato le nostre mancanze
non abbiamo vergogna delle nostre amputazioni sociali
-la stanchezza non sarà bandita dai nostri occhi-
e avremo i ritmi che ci meritiamo
avremo la musica che ci rispetta
assaggeremo solo quello che ci inebria
-quello che gli altri credono fa schifo-
avremo sguardi furtivi che chiederanno salive
avremo posture degne dei migliori falsari
niente grandezza altrui
niente banchetti dal vino guasto
niente strade che ci portino ad altre strade
sempre più vuote e cariche di carne fredda
ci meritiamo la saggezza col disprezzo degli amici
vogliamo il fallimento della personalità
e la vogliamo con la nostra grandezza
e niente giudizi.
Prendiamoci tutto ciò che vogliamo
prendiamoci tutti i banchetti del cazzo
prendiamoci tutti gli sguardi che arrapano
prendiamoci il diritto a non dover prendere a tutti i costi
vogliamo la voglia della grandezza
vogliamo girare senza essere visti
senza che qualcuno s’agganci e vampirizzi
-senza dover dire bè che si dice tutto bene ciao-
vogliamo vedere un bel culo
e non desiderare di papparcelo
vogliamo poter dire che siamo delle teste vuote
senza dover fare la faccia dei bravi bimbi
non vogliamo salvare la situazione
perché nessuno farebbe altrettanto
non vogliamo conoscere ragazze per farci amicizia
noi vogliamo scopare
e sogniamo di scopare
fin anche il mondo balordo che va in malora
grazie a noi.





2


Le torri sono spacciate
crolleranno per rinascere sabbia
e le distese finiranno
tranciate dalle reti elettriche
come ragnatele della società
e tutto sarà attirato
verso le correnti potenti
peggio dei gorghi d’oceano
pressurizzando verso l’abisso
pieno di timpani esplosi
-flusso di povertà
-flusso di ricchezza
-flusso infinito
limite che tende a zero
equazioni impossibili
logaritmi statici
ergonomia
matrice vuota
saturazione non dimostrabile.
Tutto sarà dimostrato
tutto morto
tutto nuovo
tutto spento
il passato spiegato dal sesso
il futuro castrato
il presente ignoranza
il presente indifferenziato.




in foto l'autore

domenica 16 novembre 2008

Con Brisingr Christopher Paolini erede di Tolkien!

Christopher Paolini, autore di Eragon ed Eldest, ora esce con un nuovo lavoro dal titolo Brisingr edito da Rizzoli. Esordisce giovanissimo e diviene un caso letterario, anche se con una certa lentezza rispetto alle esplosioni letterarie di scrittori un pò più maturi come Dan Brown e il Codice Da Vinci. Da subito si intuisce leggendo tutte e tre i suoi lavori che dentro c'è il succo letterario assorbito da frequentazioni con il mondo de Il Signore degli Anelli di Tolkien, ma anche una profonda conoscenza delle atmosfere proprie delle categorie iconografiche del gotico internazionale (vedasi la resa di ambienti architettonici e paesaggi) e di certa letteratura magica di provenienza celtica, soprattutto nel riferimento a certe figure mostruose mitologiche come i Troll. Ma la figura forse più bella e interessante nelle storie raccontate da Paolini, rimane Saphira simbolo seppur mostruoso del legame tra fantastico e realtà, dove l'unione mentale tra il drago ed Eragon, rappresenta la chiave di volta per leggere tutto questo come un legame di crescita spirituale e affettiva tra due esseri che vengono da mondi e dimensioni differenti: altro che interculturalità!

Daniela Pispico



La trama:

Eragon, Roran, e Saphira sono in viaggio verso l'Helgrind, la dimora dei Ra'zac, dove la promessa sposa di Roran, Katrina, è stata tenuta prigioniera. Eragon cura la ferita che è stata inflitta a Roran da un Ra'zac nell'accampamento a Carvahall. Insieme, si infiltrano nella fortezza e vengono attaccati dai Ra'zac. Roran uccide uno dei due Ra'zac e salva Katrina. Eragon trova Sloan, il padre di Katrina e traditore a Carvahall, imprigionato. Eragon decide di rimanere nell'Helgrind per uccidere il restante Ra'zac e trattare con Sloan. Egli dice a Saphira di tornare dai Varden con Roran e Katrina. Poi trova e uccide l'ultimo Ra'zac con facilità. Eragon poi lascia l'Helgrind con Sloan e, utilizzando il vero nome di Sloan, gli ordina di viaggiare verso la terra degli Elfi, e Eragon ritorna dai Varden. Nel frattempo, Saphira arriva al campo dei Varden senza Eragon, così Arya parte per trovarlo. Arya trova Eragon e tornano dai Varden insieme. Al campo dei Varden, Eragon corregge la maledizione che ha accidentalmente imposto a Elva, ma solo parzialmente. Ora può scegliere se ignorare la maledizione o meno. Egli paga inoltre il suo debito verso Gedric, dal quale ha rubato le pelli per la sella di Saphira, e poi fa visita a Jeod e dà alla moglie un regalo. Murtagh e il suo drago, Castigo, attaccano i Varden poco dopo il ritorno di Eragon. Gli Elfi aiutano Eragon nella sua lotta contro Murtagh, costringendo lui e Castigo a fuggire. Dopo la lotta, Eragon sposa Roran e Katrina. Nasuada ordina a Eragon di partecipare all'elezione del nuovo re dei nani senza Saphira, ed Eragon accetta di malavoglia. Tra i nani, Eragon è a favore di Orik, il capo del clan del Dûrgrimst Ingeitum. Un tentativo di uccidere Eragon viene effettuato dal clan del Dûrgrimst Az Sweldn rak Anhûin, che è ostile nei confronti di Eragon. Orik presenta elementi di prova per i capi-clan, che bandiscono l'Az Sweldn rak Anhuin. Dopo aver ricevuto la fiducia dei nani, Orik viene eletto come nuovo re dei nani. All'incoronazione di Orik, Saphira aggiusta Isidar Mithrim, che Arya aveva frantumato nel tentativo di salvare Eragon dallo Spettro, Durza. Eragon e Saphira decidono di tornare a Ellesméra per continuare il loro addestramento. Eragon viene a conoscenza da Oromis e Glaedr che Morzan non è suo padre e che è Brom. Il giorno successivo, Eragon capisce la fonte del potere di Galbatorix; un Eldunarí, o un cuore dei cuori, è un cuore di drago, che contiene la loro coscienza ed esiste in eterno. Glaedr spiega che Galbatorix controlla centinaia di questi, che sono la fonte del suo potere. Essi discutono con Eragon della necessità di avere una nuova spada. Eragon fa visita a Rhunön, l'elfa fabbro, e le chiede di forgiare una nuova lama per lui. Lei accetta, solo dopo che egli recupera il materiale necessario, l'acciaioluce, ed Eragon chiama la spada "Brisingr". Quando Eragon decide di tornare dai Varden, scopre che anche Oromis e Glaedr sono in partenza. Oromis spiega che è giunto il momento di opporsi a Galbatorix accanto a Islanzadí e Glaedr dà il suo Eldunarí a Eragon e Saphira prima della loro partenza. Eragon e Saphira tornano dai Varden, che sono impegnati in un assedio alla città di Feinster, e si ricongiunge con Arya. Eragon e Arya trovano la Signora della città, Lady Lorana, ma scoprono che i suoi tre maghi stanno tentando di creare uno Spettro. Eragon e Arya corrono a uccidere i maghi, che però riescono a trasformare un uomo in uno Spettro. Tuttavia, Eragon vede attraverso l'Eldunarí di Glaedr lo scontro fra Oromis e Murtagh; Galbatorix prende il controllo di Murtagh e tiene bloccati i due Cavalieri. Oromis si irrigidisce a causa della sua malattia e viene trafitto dalla spada di Murtagh che uccide anche Glaedr. Appena Eragon riacquista coscienza, lui e Arya lottano con lo Spettro, Varaug, che viene ucciso dall'elfa. Dopo il successo dell'assedio, Nasuada informa Eragon che il piano dei Varden è di marciare verso Belatona, quindi a Dras-Leona e da lì a Uru'baen, dove cercheranno di uccidere Galbatorix.

fonte Wikipedia

mercoledì 5 novembre 2008

Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America

Tralasciando entusiasmi e facili paragoni (come ha fatto un’emittente radiofonica italiana che ha idealmente affiancato Barack Obama a Papa Giovanni Paolo II) con illustri personaggi della storia dell’umanità confondendo generi e ambiti di azione, la vittoria di Barack Obama, è sintomo di un cambiamento epocale non solo per gli U.S.A. ma per tutto il mondo. Il presidente di colore, vince in Virginia, California, in Pennsylvania. Il neo-eletto presidente, davanti a una folla acclamante il suo imperativo categorico “Yes, We Can!”, dichiara di voler costruire una nuova America, con l’aiuto di tutti (dalle comunità ispano-americane, afro-americane, alle comunità – impensabile sotto un’amministrazione Bush – gay che lo hanno sostenuto) mattone per mattone. Questo significa un impegno che non sarà solo unilaterale e dogmaticamente verticalistico dall’alto verso il basso (le amministrazioni Reagan, Bush senior, Bush Jr), ma un nuovo modo di intendere la politica sul piano interno fatta su un reale dialogo tra le diverse componenti la società civile (quella che deve scegliere a causa di un sistema sanitario gestito dalle compagnie di assicurazione se mangiare o curarsi) e la leadership della White House. Sul piano internazionale maggiore apertura verso la Russia, e paesi hot come Corea e Cina, pianificazione costruttiva di progetti regolamentativi per una maggiore stabilizzazione del sistema ecologico mondiale oramai ai limiti del collasso. Ora non ci resta che sperare che Obama ( Il Presidente nero, come il titolo dell’opera di Lobato edito da Controluce) dichiari al mondo cosa si nasconde nell’Area 51 e attendere una splendida analisi di Noam Chomsky sul nuovo democratico ordine mondiale

martedì 4 novembre 2008

Le larve, di Claudio Morandini, Pendragon, (Bologna, 2008). Di Nunzio Festa

Peggio, per bruttezza, delle larve. Il protagonista del romanzo di Morandini, quello principale e non il ritratto che fa da cornice a tutta la storia, che è un ricco abominevole, dovrebbe essere mangiato dagli insetti; mentre, per esempio, tratta male le sue serve, esattamente o forse solo idealmente come suo nonno-padre da lui vorrebbe. Che, per dirla tutta, il ragazzo è figlio del nonno. E non del padre. A volte (sembrerebbe) le cose non sono nella maniera esatta di come te le raccontano quando sei un bambino. La trama nebulosa, ma non per insufficienza di doti bensì per scelta, è impregnata del clima ampiamente asfittico del palazzaccio nel quale i fatti succedono. In qualche passaggio, Claudio Morandini somiglia alla Chiara Cretella di Annunciazione in metropolitana; principalmente per alcune scene e piccoli risvolti psicologici di alcuni personaggi. La storia, la quale si svolge in vite rurali e perfettamente borghesi, è zeppa della terra più melmosa che esista. Siamo di fronte, addirittura, a più generazioni di larve. D’esseri, anzi, ripugnanti come e molto più delle larve. Le larve non proprio astrali. Forse, più esattamente il male annidato in cellule di uomini persi. La trama ci fa sentire tutto quel profumo, a volte claustrofobico, delle temperature gotiche. Gli eventi sono carichi, ancora, di male. Una donna è fatta impazzire. Un omicidio. Una vita a stare perfettamente e di continuo contro gli altri. Il dominio del padrone. Una serie di elementi ficcati nel corpo della narrazione, narrazione di un io-narrante scrupoloso e duro. Il protagonista, a tratti, è sospeso tra sogno-incubo e realtà. Il fattore salvifico, invece, è rappresentato appunto dalla terra. Quella iniziale e vitale, nonostante sempre le larve. Claudio Morandini riesce nell'operazione di scrivere con cautela e ricchezza, chiaramente funzionali ai luoghi. Morandini, però, capisce persino che deve permettere a lettrici e lettori d'entrare meglio e di più nelle menti dei personaggi, ed è capace allo stesso tempo del “lavoro”. Con questo romanzo si può dunque giungere nel territorio delle miserie umane, delle bassezze, leggendo facce di uomini orribili. Le larve è un romanzo fitto di contenuti. Parte dell'umanità, e delle sue 'passioni' è tenuta in vita con la forza delle parole.


Le larve, di Claudio Morandini, Pendragon, (Bologna, 2008), pag. 227, euro 14,00.

lunedì 3 novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

Enrico Rava Quartet Standards
















Giovedì 20 novembre
doppio set: 20,00 (primo) – 22,00 (secondo)

Enrico Rava Quartet Standards

Enrico Rava, tromba
Luca Mannutza, pianoforte
Dario Deidda, basso
Roberto Gatto, batteria


Secondo prestigioso appuntamento per il Jazz Club Ueffilo – Cantina a Sud (Via Donato Boscia 21 – Gioia del Colle), in collaborazione con Jazzitalia e con MPS Banca Personale (Gruppo Montepaschi).
Giovedì 20 novembre le mura rinascimentali del Ueffilo ospiteranno – in un esclusivo doppio set ( 20,00/22,00) uno tra i più grandi musicisti del jazz mondiale: Enrico Rava.
Rava è, senza dubbio, uno dei più eleganti e creativi musicisti europei, dall’innato senso melodico. Da sempre impegnato nelle esperienze più diverse e più stimolanti, è apparso sulla scena jazzistica a metà degli anni sessanta, segnando il suo percorso con collaborazioni prestigiose come quelle con Gato Barbieri, Cecil Taylor, Jack de Johnette, Pat Metheny, Miroslav Vitous, John Abercrombie, Richard Galliano, Steve Lacy, Joe Henderson, Michel Petrucciani.
Il trombettista triestino sarà accompagnato, in questo inconsueto percorso musicale, dalle invenzioni pianistiche di Luca Mannutza nonché da una solida e scoppiettante sezione ritmica formata dall’impareggiabile drumming di Roberto Gatto alla batteria e dalle pulsanti vibrazioni di Dario Deidda al basso elettrico.
L’ appuntamento sarà arricchito dalla degustazione di prodotti tipici, frutto della rinnovata offerta enogastronomica del Ueffilo.
Food and Music: 30 euro.
Il Ueffilo – Cantina a Sud è in Gioia del Colle(Ba)-via Donato Boscia 21.
Info e prevendite: 339/8613434 – 080/3430946 - Centro Musica : 080 - 521.17.77
web: www.ueffilo.com. info@ueffilo.com

Grazie infinite per la collaborazione.

Alceste Ayroldi
Responsabile dell’ Ufficio Relazioni Esterne
e Comunicazione Ueffilo Jazz Club
339/2986949

BIOGRAFIE


ENRICO RAVA
Enrico Rava, nato a Trieste nel '39, è indubbiamente il jazzista italiano più conosciuto a livello internazionale. In trent'anni di carriera, il trombettista, flicornista, compositore ha al proprio attivo oltre settanta incisioni, di cui sedici a proprio nome. Avvicinatosi alla tromba nel '57, grande ammiratore di Miles Davis e Chet Baker, Enrico Rava comincia a suonare giovanissimo nei club torinesi. Nel '63, conosce Gato Barbieri, al cui fianco due anni dopo incide la colonna sonora del film di Montaldo Una bella grinta. In quegli anni incontra Don Cherry, Mal Waldron e Steve Lacy, con il quale suona free jazz in quartetto tra Londra e Buenos Aires (ed è in Argentina, nel '66, che il quartetto registra l'album The Forest and The Zoo). Nel '67, Rava è a New York ed entra in contatto con l'avanguardia free, tra cui Roswell Rudd, Marion Brown, Rashid Ali, Cecil Taylor, Carla Bley. Dopo una parentesi italiana, che lo vede esibirsi con vari musicisti, tra cui Franco D'Andrea, e registrare a Roma con Lee Konitz e a Brema con Manfred Schoof, nel '69 riparte per New York, dove rimarrà per otto anni. I primi tempi suona soprattutto con Rudd, Bill Dixon e la Jazz Composer's Orchestra di Carla Bley, sotto la cui direzione partecipa all'incisione di Escalator Over the Hill. A partire dal '72, anno in cui pubblica Il giro del giorno in 80 mondi, il primo disco a suo nome, Rava dirige quartetti (sia nei club newyorkesi che in tournée in Europa e Argentina) quasi sempre privi di pianoforte. Le collaborazioni e le incisioni si susseguono, preziose, a ritmo serrato, al fianco di prestigiosi musicisti italiani, europei, americani: tra questi John Abercrombie, Joe Henderson, Roswell Rudd, Cecil Taylor, Ray Anderson, Dollar Brand, Franco D'Andrea, Urbani, Miroslav Vitous, Daniel Humair, Paul Motian, John Taylor, Archie Shepp, Misha Mengelberg, Richard Galliano, Lee Konitz, etc. etc. Musicista rigoroso e strumentista raffinato, questo poeta della tromba è anche un sensibile ed abile compositore, amante del jazz, ma capace di suonare nei più disparati contesti e di fondere nel suo personalissimo stile influenze musicali molteplici, dalla musica sudamericana al funk, al rock.
ROBERTO GATTO
Nato A Roma il 6 ottobre 1958. IL suo debutto professionale risale al 1975 con il Trio di Roma (Danilo Rea, Enzo Pietropaoli).
Ha suonato in tutta Europa e nel resto del mondo con i suoi gruppi ed insieme ad artisti internazionali. Le formazioni a suo nome sono caratterizzate, oltre che da un interessante ricerca timbrica, e un impeccabile tecnica esecutiva, da un grande calore tipico della cultura mediterranea. Questo fa sicuramente di Roberto Gatto uno dei più interessanti batteristi e compositori in Europa e nel Mondo.
Numerose sono le collaborazioni con Bob Berg, Steve Lacy, Johnny Griffin, George Coleman, Dave Liebman, Phil Woods, James Moody, Barney Wilen, Ronnie Cuber, Sal Nistico, Michael Brecker, Tony Scott, Paul Jeffrey, Bill Smith, Joe Lovano, Curtis Fuller, Kay Winding, Albert Mangelsdorff, Cedar Walton, Tommy Flanagan, Kenny Kirkland, Mal Waldron, Ben Sidran, Enrico Pieranunzi, Franco D'Andrea, John Scofield, John Abercrombie, Billy Cobham, Bobby Hutcherson, Didier Lockwood, Richard Galliano, Christian Escoudè , Joe Zawinul, Bireli Lagrene, Pat Metheny.
Come leader ha all'attivo nove album: Notes, Ask, Luna, Jungle Three, Improvvisi, Sing Sing Sing, Roberto Gatto Plays Rugantino.
Da anni si dedica anche alla composizione di musiche da film realizzando, insieme a Maurizio Giammarco, la colonna sonora di "Nudo di donna" per la regia di Nino Manfredi, ed insieme a Battista Lena quelle di "Mignon è partita" di Francesca Archibugi vincitore di cinque David di Donatello, di "Verso Sera" e "Il grande cocomero" della stessa Archibugi.
Nel 1983 vince il referendum del mensile Fare Musica come "miglior batterista italiano".
Nel 1985 e nel 1987 con il gruppo Lingomania si classifica al primo posto del referendum "Top jazz" indetto dalla rivista Musica Jazz nella categoria "Miglior gruppo".
Nel 1988, 1989, 1990, nell'ambito dell'inchiesta "i vostri preferiti" a cura del mensile Guitar Club, è al primo posto della categoria "2Batteristi". Nel 1993 realizza due Video didattici dal titolo "Batteria" vol. 1 e 2.
Si è esibito recentemente nella prestigiosa sala della Town Hall a New York.
E' stato direttore artistico del Teatro Dell'Angelo di Roma per la rassegna "Jazz in progess".

Collaborazioni come sideman con: Mina, Lucio Dalla, Pino Daniele, Gino Paoli, Ivano Fossati, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Ron, Mango, Renzo Arbore, Teresa De Sio, Ornella Vanoni, Sergio Caputo, Gilberto Gil, Mimmo Locasciulli, Riz Ortolani, Piero Umiliani, Franco Piersanti, Lalo Schifrin, Armando Trovaioli, Ennio Morricone, Domenico Modugno.
La sua biografia è inserita nella prestigiosa "Biographical Encyclopedia of Jazz" di Leonard Feather & Ira Gitler.

LUCA MANNUTZA

Nato a Cagliari il 22.09.1968 si avvicina alla musica giovanissimo grazie al padre che gli impartisce i primi rudimenti musicali e pianistici all'età di soli quattro anni. Nel 1974 inizia privatamente lo studio del pianoforte classico per poi iscriversi nel 1979 al Conservatorio "G.P. da Palestrina" di Cagliari. A tredici anni partecipa al Concorso pianistico Internazionale "Ennio Porrino" aggiudicandosi il terzo posto ex aequo (non verranno assegnati i primi due). Si diploma in pianoforte al Conservatorio di Cagliari diciotto anni, con ottimi risultati. Nel frattempo matura esperienza musicale con vari gruppi di rock progressivo e fusion.
Conosce il jazz solo nel 1990 e l'intensità della sua attività musicale jazzistica inizia a crescere a partire dal 1992 quando viene chiamato dal sassofonista argentino Hector Costita con cui collaborerà per tre anni. Nello stesso anno conosce il trombettista newyorkese Andy Gravish che lo recluta per le sue serate in Italia.

Dal 1993 inizia ad esibirsi a fianco di alcuni dei migliori musicisti italiani tra i quali Paolo Fresu, Emanuele Cisi, Maurizio Giammarco, Bebo Ferra, Francesco Sotgiu, Steve Grossman.

Nel 1999 si trasferisce a Roma dove inizia a collaborare con la cantante Susanna Stivali con cui partecipa ai concorsi "Barga Jazz", "Viva il jazz" ed al "Festival Jazz di Malta".

Nell'estate del 2000 partecipa nuovamente al concorso "Barga Jazz" insieme al contrabbassista Piero di Rienzo ed al batterista Billy Sechi ricevendo dalla giuria una menzione speciale. Dal dicembre del 2000 diventa pianista accompagnatore del quartetto gospel "Vocintransito".

Nel giugno 2002 vince il Premio Massimo Urbani. Nello stesso anno, ad agosto, partecipa con il quartetto del sassofonista Max Ionata al concorso Tramplin Jazz di Avignone, Francia, vincendo il premio del pubblico e a ottobre arriva alla fase finale del terzo Concorso Internazionale di piano jazz Martial Solal a Parigi.
Nel gennaio 2003 inizia ad insegnare piano jazz al Seminario Invernale di Nuoro e successivamente piano jazz al Conservatorio di Cagliari.
Ha collaborato con i migliori musicisti della scena italiana, e non (Jeremy Pelt), ed ha partecipato ai più importanti festival internazionali di jazz tra i quali Umbria Jazz, Jazz Italiano a New York, Parc Floral di Parigi. Attualmente è membro degli High Five (Bosso – Scannapieco 5tt), del Roberto Gatto 4tt, delle Trombe del Re (Boltro – Bosso 5tt), del Fabrizio Bosso 4tt, Ada Montellanico 4tt e Max Ionata 4tt.







DARIO DEIDDA
Diplomato in contrabbasso e basso elettrico.

Principali collaborazioni nel circuito jazzistico:
M. Giammarco, R. Gatto, D. Rea, U. Fiorentino, E. Pierannunzi, P. Fresu, C. Mayer, R. Marcotulli, E. Rava, T. De Piscopo, M. Urbani, S. Di Battista, R. Giuliani, F. D’Andrea, P. Condorelli, R. Zifarelli, J. Girotto, M. De Vito, G. Amato,tra gli altri..

Tra i musicisti stranieri ha collaborato con:
G. Coleman, J. Bergonzi, J. Moody, M. Miller, K. Lightsey, G. Garzone, S. Turre, V. Colaiuta, R.Brecker, K. Wheleer, S. Grossman, D. Liebman, B. Sidran, A. Johnson, H. Hernandez, Ernesttico, J. Garrison, P. Sery, M. Petrucciani, J. Griffin, B. Golson, G. Coleman e altri ancora.

Ha fatto parte della band di Pino Daniele nel 1999 e della band della cantante Barbara Cola (1997).

Suona stabilmente nei tours italiani di Carl Anderson (Giuda nel film “Jesus Christ Superstar”).

Fa parte dei “Pure Funk Live”di Gegè Telesforo registrando anche il nuovo cd per la “Go Jazz” (We couldn’t be happier)

E’ il bassista dei “Cuban Stories”, band di Latin e Salsa Jazz del fratello Alfonso ed Ernestico Rodriguez (Jovanotti band), coi quali ha inciso il prossimo cd.

Ha appena registrato il primo cd a proprio nome per la “Go Jazz” (USA) con Julian Oliver Mazzariello, al piano e organo, e Stephane Huchard (Blue Note) alla batteria, piu importanti ospiti: S.DiBattista, Bob Malach, M. Rinalduzzi, G. Fasano, G. Telesforo, Sandro e Alfonso Deidda. Il cd uscirà in autunno.

Ha inoltre formato con i “colleghi”e amici Marco Siniscalco e Luca Pirozzi, un trio di soli bassi elettrici denominato “Bassic Istint”.

Ha fatto parte di numerose band televisive:con S. Palatresi e R. Arbore in “Il caso Sanremo”(1990), ”D.O.C.” (1988), ”M. Costanzo Show” con T. De Piscopo, ”Comici”, “Saranno Promossi”, ”L’ottavo nano”con S.Dandini,C.Guzzanti e Lele Marchitelli,” “Roxy Bar” con R.Gatto. Nei suddetti programmi televisivi ha collaborato con:Carmen Consoli, Marina Rei, Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Elisa, Max Gazzè, Niccolò Fabi, Samuele Bersani, Alex Britti, Luca Carboni.

Ha partecipato a circa 20 cd di vario genere con alcuni dei sopracitati artisti e svolge attività di insegnante in varie scuole. Dal 1999 è endorser delle corde “R.Cocco Strings” e dal 2001 endorser degli ampli per basso “Mark Bass”.

Macro pop 2