Stefano Donno on twitter

sabato 30 aprile 2011

Raimondo Vianello e Sandra Mondaini - Ma quant'è forte Tarzan (1977-1978)



La mitica sigla finale di "Noi...no" dove Raimondo Vianello interpreta Tarzan e Sandra Mondaini un' esploratrice rapita. Fonte Youtube/Rai storia

Sandra Mondaini e Raimondo Vianello di Roberto Frini e Federico Bravetti (Gremese Editore)


















Sandra Mondami e Raimondo Vianello sono amati e seguiti da schiere di appassionati di tutte le età, che in questo volume troveranno il racconto definitivo e completo della loro lunghissima e fortunata storia artistica. Non solo la comune carriera televisiva, ma anche i rispettivi percorsi nel teatro e nel cinema (più di settanta film all'attivo per lui) vengono agilmente raccontati nei loro momenti più significativi, anche con l'aiuto di molte fotografie commentate, alcune delle quali autentiche rarità provenienti direttamente dall'archivio personale della coppia: dagli spettacoli di rivista ai film, alla televisione, con programmi come Un, due, tre (Tognazzi-Vianello) e Canzonissima '61, i mitici Tante scuse e Di nuovo tante scuse, e poi gli show del sabato sera in casa Mediaset e l'exploit tanto inaspettato quanto travolgente di Casa Vianello, la sit-com più longeva della nostra televisione. All'excursus cronologico della prima parte segue un'intervista rilasciata dai due artisti e una raccolta di alcune scenette tratte dai loro spettacoli: dal buffo carrellista Osvaldo interpretato da Raimondo (Il giocondo) alle strambe intemperanze di Sandra nei panni della bimba pestifera Arabella.

Giovanni Paolo II (a cura di Mario Castellana), Scienza e Verità (Pensa Multimedia)













La beatificazione di papa Giovanni Paolo II si terrà domani 1 maggio 2011. La casa editrice Pensa MultiMedia, pubblica il libro di Giovanni Paolo II (a cura di Mario Castellana), Scienza e Verità. «…dobbiamo compiere ogni sforzo per approfondire e consolidare la nostra fede ascoltando, accogliendo, proclamando, venerandola Paroladi Dio, scrutando alla sua luce i segni dei tempi e interpretando e vivendo gli eventi della storia». Questo è “Scienza e Verità” di Giovanni Paolo II (Pensa MultiMedia) a cura di Mario Castellana. L’intera pubblicazione tenta di centrare l’obiettivo di fornire uno spettro quanto più ampio possibile di un personaggio carismatico, religioso, politico, in una parola straordinario come lo fu proprio Giovanni Paolo II. Certamente in quest’uomo la Fede ha fatto più dei semplici “straordinari”, ma sono certo che la sua strategia vincente in qualsiasi ambito è stata determinata da più fattori come il dialogo, l’interrogarsi costantemente come poter migliorare il presente, leggendo con maggiore parsimonia il passato e guardando ad un futuro “sostenibile” anche attraverso la ricerca scientifica, costruendo magari scenari prossimi tecnologicamente eco/compatibili per l’uomo, per realizzare il parole povere il “migliore dei mondi possibili”. Un papa “scienziato” forse, sicuramente un uomo che accanto alla sua missione di vicario di Cristo in terra, aveva un’amore smisurato per l’uomo e per il suo progresso! Quest’opera costituisce la raccolta per eccellenza, degli interventi sulla scienza all’inizi del pontificato di Giovanni Paolo II, e rivela molti aspetti di un pontefice che ha considerato la riflessione sulla Scienza uno punto di riferimento solido e efficace per tracciare delle rotte utili sia sia al pensiero scientifico che alla ricerca teologica. Sono scritti, che precedonola Fideset Ratio, e fanno emergere una particolare ‘immagine della scienza’ strutturalmente e teoreticamente unificata anche ad una vera e propria pastorale della scienza, con cui sia il mondo laico che quello religioso devono confrontarsi per avviare insieme un dialogo di reciproco intendimento.

Autore: Giovanni Paolo II (a cura di Mario Castellana)

Titolo: Scienza e Verità

Editore: Pensa Multimedia

Prezzo: 14 euro

Pagine: 196

Il libro del giorno: L’inverno dello straniero di Gionatan Squillace (Pendragon)












Il romanzo è ambientato tra le montagne valdostane, durante un rigido inverno. Ma il vero inverno è dentro l’anima dei protagonisti, più freddo ed intenso di quello reale. L'autore ha voluto scrivere una storia “maledetta”, dove vi è poco dialogo ma molta sofferenza. Le parole contano poco, ma il silenzio che pervadono le pagine di questo lavoro fa molto di più. Una storia noir basata su un passato, quello del protagonista, dimenticato con sofferenza e su un presente accettato per forza di cose, forse per un inclinazione perversa al Male insegnato e vissuto sulla sua pelle fin da bambino. Il profilo del personaggio verrà delineato a poco a poco, e ne uscirà fuori un uomo algido e fin troppo razionale, che si rifugia in un casolare vecchio e marciscente, incastonato fra le bianche cime del nord d’Italia. Vuole la solitudine, desidera la solitudine, cerca la solitudine e non solo perchè è un uomo solitario, ma perchè soprattutto i fantasmi della sua vita sono così "rumorosi" e angoscianti che non basterebbero mille armadi per rinchiuderli e azzittirli. Ma ecco poi che l’incontro inaspettato e irruento nella sua vita di alcuni individui senza coscienza e cinici, legati a lui per una maledizione mai finita, sconvolgerà la calma di quelle montagne e l’anima del protagonista, che cadrà in un oblio di incubi e di irrazionalità da cui non si potrà più tornare indietro. Un thriller esistenziale, basato sulla psiche paranoica dei protagonisti e contornato da alcuni momenti cruenti. Incanalato in un universo tacito ed impassibile, le montagne della Val d’Aosta, punto nevralgico di una resa dei conti a lungo bramata, teatro di una profonda abiezione umana.

venerdì 29 aprile 2011

Enrico Ruggeri - Polvere




da "Incontri d'Estate", Boario (Italy)

"Polvere" (Testo E. Ruggeri, Musica L. Schiavone)
Enrico Ruggeri (voce)
Luigi Schiavone (chitarra)
Renato Meli (basso)
Franco Amodio (batteria)
Franco Bernardi (tastiere)
Art Zitelli (cori)

http://www.enricoruggeri.net
http://www.luigischiavone.com

Canzone dall'album "Polvere" uscito
per la CGD nel 1983

fonte Youtube/Rete4

Che giorno sarà di Enrico Ruggeri (Kowalski)















Francesco Ronchi sognava di diventare un cantante famoso. La celebrità l'ha soltanto sfiorata, ma ha continuato testardamente a inseguirla tenendosi a galla come ha potuto negli "sfavillanti - ma non per tutti - anni ottanta", in un sottobosco popolato di personaggi sgangherati e arruffoni: discografici, manager, giovani di belle speranze disposti quasi a tutto pur di sfondare. Ha conosciuto persino qualche cantante di successo, e non era un granché. Francesco Ronchi ha incontrato l'amore e lo ha buttato via, aveva un grande amico e lo ha tradito. Da quasi vent'anni vivacchia cantando le canzoni degli altri su palchetti alti cinquanta centimetri. Finché, una sera, decide che è arrivato il momento di ribellarsi al suo destino.

Sia pace! Giovanni Paolo II a cura di Maurizio Di Giacomo (Edizioni San Paolo)








Le parole e le azioni di pace di Giovanni Paolo II gli hanno meritato un posto privilegiato nel cuore di milioni di uomini e di donne di tutti i continenti e di tutte le condizioni sociali. Il volume raccoglie le parole più forti del Papa su questo tema più che mai attuale: le Giornate Mondiale della Pace, la diplomazia e l’Onu, la pace, i bambini, i giovani e le donne, gli incontri interreligiosi ad Assisi, Giovanni Paolo II e i potenti della terra, la prima Guerra del Golfo (1991) e il grido per Sarajevo, la nuova guerra in Iraq e il nuovo messaggio per la pace. In Appendice l’utile sezione dei link ai siti web della pace.

Maurizio Di Giacomo è giornalista dell’agenzia di stampa ANSA e vaticanista.

Il libro del giorno: La feroce gioventù di Cesare Fiumi (Dalai)













Esterno notte. Una qualsiasi notte in Italia. Tre amici s'azzuffano per un po' di fumo e un cappellino non pagato. Per il più giovane, minorenne, scatta "la condanna a morte", eseguita con un'efferatezza neanche paragonabile al più "generoso" splatter movie. Il pre-testo, è un terribile episodio di cronaca del profondo Nord, per raccontare - storie alla mano - la crescita zero di una generazione di "disorientati" che sta cambiando i contorni al comune sentire di un Paese che, alla deriva pedagogica ed istituzionale, osserva apatico il suo declino, rinunciando al suo futuro, magari ad ogni futuro possibile. Una generazione tra i 15 e i 25 anni che, anche se fa male ammetterlo, sembrano quasi il frutto "genomatica" di una mutazione antropologica. Un risultato magari non cercato, forse nemmeno voluto, ma che sta bene a tanti, cui si è giunti penalizzando merito e profitto, per non parlare di istruzione e ricerca: ragazzi allo sbando emotivo storditi da sogni (destinati a restare tali) di soldi, potere e apparire. Mine vaganti che prima o poi presenteranno il conto a chi se le è dimenticate. Questo è il libro che fa parlare tutti quei ragazzi, poco più che adolescenti, che non si limitano bullescamente a aggredire per qualche spicciolo i loro coetanei, ma arrivano ad uccidere. Che cosa sta accadendo allora?

Giovani, nazisti e disoccupati di Michele Vaccari (Castelvecchi Editore). Intervento di Roberto Martalò












Non è un romanzo di primo pelo, essendo uscito ad aprile 2010, l'ultimo lavoro di Michele Vaccari dal titolo forte e provocatorio “Giovani, nazisti e disoccupati”. Ambientato nella Bologna del “fancazzismo”, tra punkabbestia ricchi che fanno l'elemosina e giovani svuotati dagli agi concessi dalle famiglie di origine e dall'uso di droghe che “fanno figo”, tra aspiranti politicanti troppo concentrati su se stessi e falsi demagoghi che istigano alla violenza nei comportamenti, salvo poi sconfessarla a parole. Anarchico e devoto di Errico Malatesta, suo personalissimo consigliere fantasma, l'anonimo protagonista del romanzo è il “giovane-non giovane” di questi tempi: abituato a pensare al sodo, disgustato da chi cerca di essere alternativo a tutti i costi per essere notato, schifato dai fattoni sempre e comunque eppure anche lui dipendente dall'uso della trielina e vittima di uno squilibrio che lo rende quasi sociopatico. Innamorato di una ragazza che oscilla tra la tossicodipendenza e l'attivismo politico estremista, il giovane ragazzo, per realizzare il folle piano di dare una lezione ai parassiti che condividono con lui la casa, finirà a scontrarsi con la demenza delle follie del nazismo contemporaneo, che è solo un rigurgito di retorica violenta, e le ipocrisie di un certo modo di essere di sinistra dei nostri giorni. Un grido contro tutte le ipocrisie, contro i poteri forti attuali, contro chi denigra i giovani come praticanti del culto dell'ozio ma anche contro chi non fa nulla per migliorare se stesso e il nostro paese. Con un linguaggio sempre molto energico con ampi tratti tipici del pulp, Vaccari si scaglia contro le ipocrisie della nostra piccola Italia, con riferimenti non tanto velati alla società e alla politica dei nostri giorni, e denuncia il vuoto contemporaneo ideologico e politico che sforna certi caratteri da teatro dell'assurdo anche se tristemente reali.

giovedì 28 aprile 2011

I film di David Lynch ... uno splendido promo tutto italiano!



Immenso spot/trailer trasmesso da Rai4 per annunciare la programmazione di "Cuore Selvaggio", "Twin Peaks: Fuoco Cammina Con Me", "Strade Perdute", "Una Storia Vera"

Il libro del giorno: David Lynch e il grande fratello (Besa editrice)













Cosa c'entra David Lynch con il Grande Fratello? È possibile che alcuni dispositivi narrativi leghino insieme un grande regista e alcuni real tv di successo? Con questo libro, lo storico del cinema e massmediologo Alessandro Agostinelli entra nel profondo dell'opera di David Lynch, attraverso l’analisi di alcuni suoi film più controversi: Strade Perdute, Una storia vera, Mulholland Drive. Il lavoro del regista americano viene analizzato alla luce delle turbative dello spettatore di fronte a certe narrazioni incongrue e all'uso destabilizzante delle immagini. Insieme alla originale presentazione del cinema di Lynch l’autore affronta anche uno degli argomenti più scottanti del mondo delle immagini: che cosa è vero e che cosa è falso quando guardiamo attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Vivere, morire, amare, guardare, socializzare. Ogni nostra azione è spesso il risultato di modelli sociali preimposti dai media.

Alessandro Agostinelli, scrittore e giornalista, è dottore di ricerca in Storia delle arti visive e dello spettacolo. Ha svolto consulenza e attività didattica in comunicazione e partecipazione. Fondatore del sito alleo.it, dirige il Festival del Viaggio di Firenze e il progetto inventarioitaliano.it. Collabora con l’“Espresso” e RadioTre Rai. Tra i suoi libri: il romanzo La vita secca (2002), i saggi La Società del Giovanimento (2004), Una filosofia del cinema americano (2004), Un mondo perfetto – I comandamenti dei fratelli Coen (2010).

WOJTYLA SEGRETO di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti (Chiarelettere)












Guardiamo ai fatti. Questo libro, scritto dal vaticanista de “La Stampa” Giacomo Galeazzi e dal giornalista d’inchiesta Ferruccio Pinotti, ricostruisce la storia di Karol Wojtyla e si propone come un appello documentato contro la beatificazione. A uso di credenti e non credenti. Proviamo a mettere da parte i miracoli, veri o presunti. Proviamo a non guardare solo allo straordinario carisma di trascinatore di folle che ha lasciato tutti profondamente ammirati. Gli anni di Cracovia, i primi sponsor politici all’interno della Chiesa, le amicizie scomode (il vescovo americano Marcinkus, il vescovo cecoslovacco Hnilica - entrato anche nella vicenda della morte del banchiere dell’Ambrosiano Roberto Calvi -, il consigliere della sicurezza americano Brzeziński), la pioggia di soldi al sindacato polacco Solidarność. WOJTYLA SEGRETO fotografa anche una serie di personaggi da romanzo criminale: Sindona, Gelli, Pippo Calò, Flavio Carboni, Francesco Pazienza.

Questa controinchiesta raccoglie molte voci critiche anche interne al Vaticano, ostili alla beatificazione ma di fatto mai davvero ascoltate. Resta il dubbio di una decisione politica. E l’amarezza per i tanti vescovi che hanno combattuto contro regimi feroci, come Wojtyla contro il comunismo, giocandosi la vita. Nel libro si ricorda tra gli altri Oscar Romero, vescovo di San Salvador, trucidato mentre celebrava una messa. Anche lui possibile santo, ma c’è chi si oppone alla sua beatificazione. Cardinali per lo più vicini a Wojtyla e al suo successore Joseph Ratzinger. La fazione vincente. Oggi in gioco c’è il futuro della Chiesa: da una parte il potere dall’altra il messaggio di Cristo. I fatti dimostrano che con la beatificazione lampo di Wojtyla la Chiesa celebra soprattutto la sua ossessione secolare per il potere.

Giacomo Galeazzi è vaticanista de “La Stampa”. Tra i suoi libri ricordiamo L’ULTIMO PROFETA, BIOGRAFIA DI KAROL WOJTYLA (Spedalgraf 2005) e KAROL E WANDA, GIOVANNI PAOLO II E WANDA POLTAWSKA, STORIA DI UN’AMICIZIA DURATA TUTTA LA VITA (con FrancescoGrignetti, Sperling & Kupfer 2010).

Ferruccio Pinotti, giornalista e scrittore, è autore di molti libri di successo tra i quali ricordiamo POTERI FORTI (Bur 2005); OPUS DEI SEGRETA (Bur 2006); FRATELLI D’ITALIA (Bur 2007); COLLETTI SPORCHI (con Luca Tescaroli, Bur 2008); L’UNTO DEL SIGNORE (con Udo Gümpel, Bur 2009). Per Chiarelettere ha pubblicato LA LOBBY DI DIO (2010), un’inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere.


Intervista di Luisa Ruggio a Mario Desiati attorno al suo Ternitti edito da Mondadori













"Ternitti" è un eterno, un tetto, dedotto dalle assonanze di una lingua minore; un materiale - l'eternit - che uncina il respiro e fa la tana nei polmoni. Lo ha scoperto morendo di lavoro la classe operaia del Settanta, gli emigrati che hanno riempito le fabbriche concentrandosi sul miraggio di un benessere lontano da casa e che per tanto tempo - finché la tosse di troppi non ha rotto il silenzio omertoso dei produttori di amianto blu - hanno trafficato con la morte ignorandone i costi prima, provando una forma di pudore per la propria storia poi. Proprio come i salentini che tra il 1960 e il 1980 lavorarono nella fabbrica d'amianto di Niederurnen, nel cantone Glarus in Svizzera. Eppure esiste il momento in cui le storie la fanno finita col pudore, si fanno prendere per mano dalla rabbia e dalla compassione, tentano il travaso affinché chi ascolta possa restituire verità a un passato talmente brutto che corre il rischio di voler essere dimenticato. Chi ascolta resiste, resiste a questo impulso, riceve il passaggio - come si intercetta una palla di gomma sulla propria traiettoria, giocando ai Mondiali in una partita da cortile - lo protegge e corre, questo fa, corre a beneficio di tutti. Mario Desiati è uno che ascolta, protegge e corre. Il suo nuovo romanzo, "Ternitti" (Mondadori, Milano 2011, pp. 264, euro 18,50), appena arrivato in libreria è tra le opere presentate al Premio Strega, nella rosa dei 12 presentati mercoledì 27 aprile al Teatro San Marco di Benevento. Desiati, che nel frattempo impara a gestire la strana sensazione di trovarsi faccia a faccia con il proprio alter ego sul set del film di Pippo Mezzapesa, liberamente ispirato al suo "Il paese delle spose infelici" (Mondadori), commenta la notizia con la particolare mitezza che lo contraddistingue. E ci tiene a precisarlo: "Io non ho la puzza sotto al naso come molti miei colleghi che parlano male dei premi letterari perché non li vincono, secondo me sono un'ottima occasione di ribalta, io partecipo con spirito olimpico. L'ultimo mese prima dello Strega so che sarà molto duro, nel caso dovessi essere ammesso nei 12, conosco bene le pressioni di questo Premio che è come un campionato." Tra l'altro, Desiati ha letto alcuni degli altri libri in corsa per lo Strega, libri che gli sono piaciuti e per i quali prova una forma di gratitudine tutta sua. Un misto di grazia, gentilezza, forza, gli stessi elementi costitutivi della mappa geografica che stende sullo sfondo del suo nuovo romanzo (Tricase, il Ciolo, Lucugnano, Marina Serra, il Capo di Leuca, Torre Paduli e ancora e ancora), una bellezza - non solo quella di Mimì, il personaggio chiave in "Ternitti", poiché capace di amare - che fa da contrappunto alla miseria e alla vergogna, senza mai venire a patti con la mancanza di coraggio degli uomini che incontra o seppellisce. Persino davanti all'unico che ha amato e perduto - il padre di sua figlia Arianna - Mimì si impone come la coscienza. Lui, Pati, un operaio conosciuto al Nord in un capannone diviso troppi, lei, Mimì, qualcosa a metà tra una bambina e una donna che guida il lettore su e giù per il ponte che collega gli anni trascorsi con la sua famiglia in Svizzera e quelli del ritorno nel Salento degli antenati. Quest'ultimo è il luogo in cui Desiati colloca il secondo tempo di questa storia amara, attraversata da personaggi come Celestino, il fratello ubriacone di Mimì, capofila di alcuni tipi umani sui quali lo scrittore muove una carezza.

A parte il dato che espliciti nella pagina dei Ringraziamenti, questa storia com'è entrata nella tua vita?

"Per alcuni anni ho vissuto la realtà del Capo di Leuca e tantissimi ragazzi della mia età avevano un genitore, un parente, che aveva lavorato in una fabbrica e si portava addosso una malattia, un segno forte di questo lavoro lontano dal paese, un segno che veniva trasmesso ai loro figli nella forma delle relazioni che cambiavano. In ogni famiglia pugliese c'è un pezzo che è andato via, questa è l'ossessione dei miei ultimi lavori, raccontare chi è andato via e anche chi è rimasto."

Il retrogusto femminile di questa storia è una grazia ruvida, quella di Mimì, un personaggio che ascolta e diffida della poesia o crede solo in quella involontaria.

"Sì, forse perché sa che dietro una poesia si possono nascondere le inadempienze degli uomini. Mimì va sulla sostanza dei fatti, sulla qualità del proprio amore. La grazia per lei è anche un senso della forza che si può cogliere dai fatti della vita."

Tra le voci degli antenati che Mimì ascolta, c'è anche lo spirito del poeta nella biblioteca di Lucugnano, Girolamo Comi. Ma il romanzo è pieno di voci, di omaggi (anche a Don Tonino Bello, n.d.r).

"Il Salento è pieno di percorsi interrotti e di voci dimenticate dall'editoria nazionale, ho cercato di farne conoscere qualcuno attraverso questo romanzo. Ci ho messo Stefano Coppola che è un poeta di Tricase, è morto a trent'anni. Ce ne sono tanti altri: Bodini, Claudia Ruggeri, e via elencando. Devo tanto alla poesia, questo libro è un canto di vita ma è anche un canto di morte. La Puglia è un grande ossario, questo fa sì che le nostre case antiche, i nostri muri, siano stati costruiti con la pietra a secco, quella pietra è l'anima dei nostri morti e con le loro voci Mimì cerca di restare in contatto."

I personaggi di Ternitti a un certo punto si giocano i segreti nelle partite a biliardino, un oggetto simbolo di certi anni.

"Il biliardino nel libro è un'ancora di salvezza, sia all'inizio quando è l'unico strumento per distrarsi dalla fatica, sia alla fine quando diventa un mezzo per sfogare la rabbia e ritrovarsi."

Quando gli stranieri eravamo noi, in Svizzera - come scrivi nel libro - ci chiamavano "cingoli". E' un periodo questo in cui la Puglia ha mostrato anche il suo lato meno ospitale, si è parlato e scritto di ronde a Manduria intorno alla tendopoli dei nuovi migranti. Cosa vedi in tutto questo?

"Mi viene in mente una frase molto semplice di un filosofo tedesco: "Questo Paese che chiede braccia oggi si è ritrovato degli uomini". Un modo per dire che loro chiamavano braccia quello che noi chiamiamo clandestini, materiale da usare soltanto nelle fabbriche. Quel filosofo cercava di trasmettere l'umanità di quegli uomini che hanno cambiato in meglio un Paese - gli effetti si sono visti cinquant'anni dopo - e che sono come i clandestini di oggi mal sopportati da chi a sua volta è stato clandestino per un periodo."

In questo libro sei dalla parte di Mimì, è in questo modo che racconti anche la ferita di essere donna, parliamo di questo aspetto della faccenda.

"E' difficile fare un discorso che esuli dalla politica, il conflitto più forte in Italia è un conflitto di genere. Il potere italiano è un potere maschile, machista, della peggior specie, vecchio e spaventato, è una maschera. Basta vedere le immagini di questi tunisini sbarcati a Lampedusa, tutti giovani, in contrapposizione con gli schiumanti anziani della Lega o altri esponenti xenofobi che hanno il potere nel nostro Paese. Manca la grazia, la gentilezza delle donne. Sono contrario alle quote rosa, penso che ci debba essere la parità, cinquanta per cento e cinquanta per cento. Come in questo libro, Mimì si è guadagnata i galloni della propria forza nella propria terra."

Gentilezza, grazia e libertà. A un certo punto in Ternitti emerge un senso della libertà, ovvero quello del poter restare nei propri luoghi.

"Sicuramente, un Paese è libero quando uno è libero di poter restare nella sua terra. In questi anni ho seguito i flussi migratori, è il senso dello studio che ho pubblicato in un reportage narrativo. La mia generazione è largamente emigrata, siamo tornati ai flussi degli anni Sessanta. Oggi sembra che si sia ripreso ad emigrare, vanno via persone qulificate che non hanno la possibilità di fare nella propria terra quello per cui hanno studiato. Fa impressione. Io non mi reputo un emigrante perché vivere tra Roma e Milano non è la stessa cosa che vivere lontanissimo, anche se c'è un verso di De Angelis che dice "Basta scendere dal letto per sentirsi emigranti". Però il fatto di essere fuori, essere lontano ti fa sembrare la Puglia come il posto più bello del mondo, poi quando torni anche se i posti si sono imbruttiti riesci a trasfigurarli, è una carta che ho giocato spesso nella scrittura. Lo diceva Kafka di Praga: questa città se vai via ti lascia artigliato."

Intanto sono in corso le riprese del film tratto dal tuo "Il paese delle spose infelici", la vivi da spettatore o ci sei dentro?

"All'inizio ho fatto un pò il superiore, non ho partecipato alla sceneggiatura, ho detto non mi interessa ma ho resistito poco, ero troppo curioso e sono corso sul set a conoscere gli interpreti. E' stato un poco traumatico, mi ha fatto impressione vedere il mio alter ego. E' come se tu vedi qualcosa di tuo che non c'è più, dopo tanti anni."

Il Desiati lettore che lettore è? Quando leggere diventa un mestiere come si vive questo piacere?

"E' un esercizio distinguere, ma anche la lettura professionale può essere una lettura di piacere. Cerco di mantenere questi due mondi distinti, a uno affido le ore migliori della mia vita, l'alba e la sera. E all'altro dedico le ore più operative, che trascorro nel mio ufficio a leggere manoscritti."

Hai letto qualcuno dei libri presentati allo Strega?

"Sì, "Storia della mia gente" di Edoardo Nesi (Bompiani), credo che sia un bel libro, è un reportage, ti racconta anche come questo Paese sta cambiando, Nesi è uno scrittore che ammiro molto. C'è il libro di Severini, "A cosa servono gli amori infelici" (Playground) che considero un maestro, uno scrittore marchigiano che pubblica sempre con piccoli editori, per scelta, è una bella consacrazione per lui ed è un onore per me stare accanto ad autori come questi."

Facciamo quel vecchio gioco usurato, sei all'inferno e puoi leggere soltanto un libro, quale? E il tuo Virgilio, potendo scegliere, chi sarebbe?

"Eh, qui tutti rispondono La Bibbia. Però penso di portarmi dietro i diari di Kafka perché lui lo conosceva bene l'inferno quindi potrei scoprire qualche trucco per cavarmela meglio. Il mio Virgilio sarebbe il buon Bohumil Hrabal, lo scrittore praghese che passava le ore migliori della sua vita nelle bettole di Praga ad ascoltare le storie dei vari personaggi. Sì, sarebbe proprio adatto."

articolo pubblicato su Paese Nuovo

mercoledì 27 aprile 2011

Il libro del giorno - Media: la versione delle donne. Indagine sul giornalismo al femminile in Italia. Il Saggio Pop di Daniela Gambino (Effequ)












“Se si cercano su internet le parole “giornaliste italiane” appaiono una sequela di titoli come Le dieci giornaliste più belle (la bruna Ilaria D’Amico in testa), Giornaliste tv sogno proibito degli italiani (fonte: Movieplayer) e ancora Giornaliste più sexy delle pornostar, così come sostiene il quotidiano La Stampa in un articolo (frutto di un sondaggio) datato 16 luglio 2007. In ultimo, il numero di ottobre 2010 del mensile Maxim dedica un servizio fotografico al tema Giornaliste a bordo campo: la classifica delle 20 più belle. Ma proseguendo nell’indagine sul web e sostituendo semplicemente la frase precedente con “grandi giornalisti”, dal motore di ricerca vengono fuori titoli e nomi che potremmo dire più ortodossi, su tutti Enzo Biagi.” Marina Terragni, Anna Longo, Raffaella Cosentino, Laura Larcan, Claudia Lovisetto, Daniela Ubaldi, Anna Maria Crispino, Sandra Rizza, donne con storie diverse, età diverse, incarichi diversi, che hanno in comune la professione: sono giornaliste. Da una parte il giornalismo, dall’altra la vita di tutti i giorni, ma come coniugano professione e impegni familiari le firme italiane? In epoca di Rubygate ed escort le giornaliste sono chiamate a scrivere e parlare del corpo delle donne mentre in Italia si torna a parlare di questione femminile e si scende di nuovo in piazza per ribadire diritti che si davano per scontati. Il Saggio Pop Media: la versione delle donne. Indagine sul giornalismo al femminile in Italia, risponde a queste e altre domande. “Forse le giornaliste, in questo momento, sono chiamate più che mai, per il loro ruolo mediatico, a essere il trait d’union fra donne reali e donne rappresentate. Sono chiamate a sommare esigenze professionali e personali, e tornare a discutere di un nuovo modo di affermare e concepire il femminile, chiamate a puntare il dito e sensibilizzare l’opinione pubblica in un contesto che non sembra aver compreso del tutto il massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro”.

L’autrice: Daniela Gambino ha scritto i romanzi Cosa ti piace di me? (Castelvecchi 2000), Bukowski e babbaluci (Ed. Interculturali) Abbi cura di te (Barbera 2008), il saggio Macho macho, le guide 101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita e 101 storie sulla Sicilia che non ti hanno mai raccontato (Newton Compton ed.).

La collana: I Saggi Pop sono volumi tascabili, leggeri nella forma e nel contenuto, ma che non rinunciano alla sostanza, mai banali o superficiali, testi che aiutano a riflettere e offrono risposte immediate, pratiche, curiose sulla storia, il costume e la società. Un'attenzione alla leggerezza, che si riflette anche sul portafogli.

Media: La versione delle donne - Indagine sul giornalismo al femminile in Italia di Daniela Gambino, Effequ, pp.128, euro 7,50

La favola di William e Kate. Un amore reale di Alfonso Signorini e Azzurra della Penna (Mondadori)









"I due si erano scontrati per la prima volta a una festa. Kate, scivolando in modo un po' maldestro, aveva finito per versare gran parte del suo drink sul golf di William. 'I'm really sorry' aveva detto lei diventando tutta rossa. 'Non importa' aveva risposto quel ragazzo biondo. Lui l'aveva guardata per qualche istante, era davvero carina; poi, abbassando un po' lo sguardo, le aveva detto, quasi sussurrando: 'Ciao, io sono Wills'." Sembra l'inizio di una storia d'amore come tante, tra due ragazzi impacciati e alle prime armi. E invece queste sono le righe iniziali di una favola. Ci sono un principe, una ragazza "del popolo", un grande amore, mille avversità, litigi, un'apparente rottura e poi l'happy end con un grandioso matrimonio e il Paese intero in festa. Insomma, non manca proprio nulla. Solo che questa storia non inizia con il classico "C'era una volta...". Questa storia "c'è adesso": è un amore reale, quello tra il principe William e Kate Middleton. Alfonso Signorini e Azzurra Della Penna ci raccontano una favola moderna, svelandoci passo passo la costruzione di questo grande amore. E lo fanno senza mai dimenticare che William e Kate sono sì i protagonisti di una fiaba ma anche e soprattutto due ragazzi. Giovani, insicuri, un po' spaventati e molto, molto innamorati.

Shock Wojtyła : L’inizio del pontificato a cura di Marco Impagliazzo (Edizioni San Paolo)








Un volume che ripercorre i primi anni del pontificato di papa Wojtyla e lo shock culturale seguito alla sua elezione. L'elezione al Soglio Pontificio di Giovanni Paolo II fu un momento epocale nella storia della Chiesa, ma non solo. Gli interventi raccolti in questo volume approfondiscono la figura di papa Wojtyla e in particolare i suoi primi anni di pontificato. Contiene gli interventi di: Andrea Riccardi, Marco Impagliazzi, Tito Forcellese, Antonio Scornajenghi, Evelina Martelli, Adriano Roccucci, Lucio Valent, Alfredo Canavero, Massimiliano Signifredi, Luigi Guarnieri Calò Carducci, Paolo Pizzo, Agostino Giovagnoli,Valdo Ferretti, Arrigo Levi e Camillo Ruini.

Marco Impagliazzo, professore di Storia all’Università per Stranieri di Perugia, è Presidente della Comunità di Sant’Egidio. Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato Poveri e preghiera. La Congregazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza (2005).

martedì 26 aprile 2011

Non abbiate paura! (Papa Giovanni Paolo II)



Il Bellissimo messaggio con cui il caro Woytila si presentò al mondo nella sua prima liturgia domenicale da Santo Padre, il 22 ottobre 1978, e la sua esortazione a confidare e ad abbandonarsi a Cristo che è l' Unico che ha Parole di Vita Eterna!!

fonte Youtube/Rai tre

Non abbiate paura! Giovanni Paolo II. L’inizio del pontificato a cura di Angelo Comastri , Stanislaw Dziwisz e Vincenzo Paglia (Edizioni San Paolo)










Una vibrante testimonianza della figura del grande papa Giovanni Paolo II nel 30° anniversario della elezione (16 ottobre 1978), attraverso tre tappe fondamentali della sua vita: l’elezione, l’attentato e l’incontro interreligioso di Assisi. Mons. Angelo Comastri racconta quasi in presa diretta lo stupore per un papa polacco e i primi passi del pontificato. Il segretario personale, mons. Dziwisz, oggi Arcivescovo di Cracovia, descrive nel dettaglio il giorno dell’attentato che sconvolse il mondo intero, quel 13 maggio 1981, giorno della ricorrenza della prima apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima, riportando molti particolari inediti come i rapidi dialoghi con il personale ospedaliero del Gemelli. La grande novità della preghiera interreligiosa di Assisi ha rappresentato è raccontata da mons. Vincenzo Paglia che, attraverso l’associazione “Uomini e religioni” della Comunità di Sant’Egidio, collaborò alla preparazione degli incontri di preghiera. In appendice viene riportato integralmente il testo del primo discorso di Giovanni Paolo II, divenuto famosissimo: “Non abbiate paura ! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. Al centro del volume un inserto fotografico.
Angelo Comastri è presidente della Fabbrica di San Pietro e vicario generale del Santo Padre per la Città del Vaticano; per le Edizioni San Paolo ha pubblicato numerosi volumi di spiritualità.
Stanislaw Dziwisz è oggi arcivescovo di Cracovia, dopo aver dedicato quasi 27 anni della sua vita al papa come segretario.
Vincenzo Paglia è vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana.

Yılmaz Guney. Liberare il cinema a cura di Massimo Causo (Besa editrice)








Quando, il 9 settembre del 1984, la parabola di Yilmaz Güney si esaurì nel tragico destino di un male incurabile che lo sorprese a Parigi, dove finalmente aveva ritrovato la libertà di vivere, pensare e fare cinema sia pur in esilio, a morire non era solo un grande regista che il mondo intero aveva imparato ad ammirare per la sua “resistenza cinematografica”, ma anche una delle figure più carismatiche del panorama sociale, artistico e politico turco. Star popolarissima del cinema turco, protagonista di più di cento film e poi autore pieno e consapevole di opere tanto popolari quanto impegnate socialmente e politicamente, Yılmaz Guney ha vissuto un tormento civile che lo ha visto più volte imprigionato per le sue idee, per i suoi scritti, per ciò che rappresentava (anche, ma non solo, rispetto alla questione curda). Fu capace di fare cinema nel buio delle prigioni turche, plasmando i suoi film nel rigore di sceneggiature dettagliatissime, che sottoponeva ai suoi assistenti, impegnati sul set a riprodurre la sua visione. I festival diedero risonanza alla sua opera, sino a consegnargli la Palma d’Oro a Cannes nel 1982 per Yol, riconoscimento che lo trovò in fuga dalle prigioni turche, esule a Parigi, intervistato dai giornali di tutto il mondo, impegnato in azioni di solidarietà con il cosiddetto “terzo cinema” mondiale... Questo libro ripropone la straordinaria parabola umana e artistica di questo cineasta attraverso i saggi di Orsola Casagrande, Massimo Causo, Giuseppe Gariazzo, Emanuela Martini, Roberto Silvestri e Silvana Silvestri, Completano il volume scritti inediti del regista, testimonianze di compagni e collaboratori, immagini e materiali critici.

Massimo Causo

Critico cinematografico, fa parte del gruppo “Sentieri Selvaggi”, è curatore della sezione “Onde” del Torino Film Festival e consulente del Festival del Cinema Europeo di Lecce. Critico del quotidiano “Il Corriere del Giorno” di Taranto, è redattore della rivista “Il Ragazzo Selvaggio” e collabora con “Duellanti”, "Cineforum”,"Filmcritica”, “Panoramiche/Panoramiques". Ha insegnato Storia e Critica del Cinema all'Università del Salento e, oltre a numerosi saggi su autori e tendenze del cinema mondiale, ha pubblicato monografie su Kathryn Bigelow, Francesco De Robertis, Michele Placido, Ugo Tognazzi, Andrej Konchalovskij, Andrzej Wajda, Maurizio Nichetti, Lucia Bosè, Margherita Buy, Valeria Golino.

Il libro del giorno: Viaggio nel tutto di Umberto Di Grazia (Youcanprint)






















"Siamo nel 2010, ho accumulato molte esperienze e posso dare un mio contributo per la ricerca delle potenzialità umane e del loro uso e far così emergere una nuova coscienza presente in noi da sempre. I cosiddetti fenomeni anomali sono le avanguardie di energie che ci uniscono a “mondi incredibili”. La mia è certamente una strana esistenza e per questo posso essere, da qualcuno, considerato diverso. Quando capiremo che ognuno di noi porta con sé verità relative, che devono essere unite alle altre?".
Umberto Di Grazia è un uomo straordinario. Questa è la descrizione sintetica che si può fare dell'autore de "Viaggio nel Tutto", libro edito da Youcanprint.it. Come avevano già scoperto i filosofi scienziati dell'antica Grecia i sogni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita. Umberto Di Grazia potrebbe essere definito come una persona che non ha cessato un solo attimo, fin dalla tenera età di tre anni, di restare sintonizzato su tutte le dimensioni della realtà, diventando anche egli filosofo e scienziato. L'autore de "Viaggio nel Tutto", si propone con molta semplicità di descrivere i fenomeni particolari che lo hanno accompagnato per tutta la sua vita. Esistono energie sottili, lati nascosti, forze latenti e impetuose in ciascuno di noi, forze che non sappiamo di possedere e che ci permettono di padroneggiare la nostra mente fino a far saltare quel tenue meccanismo che ci lega a "una" spazialità e a "una" temporalità, in modo da poter viaggiare sia nel passato che nel futuro. La possibilità dunque di compiere viaggi nel tempo su piani extramentali ed extracorporei rivoluziona le fondamenta della nostra cultura e anche i concetti stessi di Morte e Reincarnazione. (dalla presentazione di Stefano Donno e Luciano Pagano)

La leggenda del morto contento, di Andrea Vitali (Garzanti). Intervento di Nunzio Festa











Questa volta Andrea Vitali, tramite il suo ultimo e fiabesco “La leggenda del morto contento”, ci tiene sempre desti grazie a un piccolo escamotage narrativo. Che, insomma, non capiamo né all'inizio della trama che scorre in stile delfino né nel suo mezzo, di chi il titolo appunto da fiaba ci parlerà veramente. E la trovata funziona. Il quel 25 luglio del 1843, nonostante i tentativi di scoraggiamento all'impresa del sarto Lepido, due giovinotti di famiglia bene prendono il volo leggero e imbecille, date le condizioni del tempo, dal molo di Bellano. Perché i giovini vorrebbero farsi una gitarella allegrotta. Dunque entrambi i ragazzi scompaiono. Il primo corpo ad apparire dai fondali è quello del ricco e potente mercante del paese. L'altro che addirittura non si riesce ad agguantare dal nulla è quello d'un forestiero ugualmente gettonato. Ma i fascisti ante-litteram, ovvero podestà procuratori austriaci delegato di polizia eccetera devono assolutamente trovare una colpa che non sia invece troppo riconducibile all'errore di gioventù dei rampolli. Eppure nemmanco è possibile, si capirà, fare come al solito: cioè chiudere in quattro e quattro sette il gigantemente Drammatico caso. La storia, meglio, costringe innanzitutto a guardare negli occhi di certe famiglie che in quei tempi e in questi tempi non sono ben raccontate. Dunque il sarto Lepido che fa una vita di merda. Quindi i notabili e ricchi vari che sono poveracci d'animo e che comunque sono sotto il ricatto di mogli forti ma del loro lavoro poco se ne sbattono. Più la vita di comari e di più beoni. In mezzo a tutto questo ingranaggio descritto e descrittivo, per giunta, il mistero della parola 'giustizia' è arroccato in un angolino. Sotto scacco di retorica e tornaconti personali. Allora il sorriso, o ghigno, a seconda dei punti di vista, del morto del quale si rammentava, a chi è rivolto? Soprattutto chi esattamente lo mette fuori dalla pancia? Per quale bella o brutta ragione? Visto che questo romanzo del sempre brillante Vitali, dove persino stare al gioco d'una narrativa fatta da rimandi su rimandi, ma comunque alla vicenda stessa e alle sue protezioni ambientali, si riempie del brio della ricerca di 'sto mistero, non s'aggiungerà altro. Mentre s'aggiunge, per inciso, che di capri espiatori e di valide scappatelle del valore delle giustizia se ne vedono e sicuramente vedranno tante alti altri esemplari.

lunedì 25 aprile 2011

La cena - la sfuriata di Giancarlo Giannini



Regia: Ettore Scola (1998) Attori: Giancarlo Giannini, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant

Giancarlo Giannini. Il fascino sottile dell'interprete a cura di Gianni Volpi e Antongiulio Mancino (Besa editrice)














Il volume è la prima pubblicazione dedicata al più grande e prestigioso attore italiano. Si tratta di una rivisitazione della sua evoluzione lavorativa: un itinerario che percorre tanti personaggi, ciascuno con uno stile proprio assolutamente originale, inventati e costruiti sottolineando
ed esaltando le sfumature e i particolari. Il cinema e la vita di Giancarlo Giannini vengono raccontati nella loro estrema duttilità e contraddizione, con episodi di lavorazione e riflessioni sulla sua esperienza d’attore.“- Chi è per lei l’attore?

- La definizione più bella dell’attore l’ha data Jean-Louis Barrault, in un libro sulla recitazione poco conosciuto: l’attore è colui che con il suo movimento incide uno spazio e con il suo suono incide un silenzio. L’attore entra in uno spazio e deve raccontare. In realtà non è l’attore che recita, è il pubblico che recita per l’attore. L’attore è la sintesi di una storia. È un segno, un ponte fra la storia e il pubblico che vuole entrare nella storia. Non importano le tecniche applicate, sei un plagiatore. Con un principio: meno fai, più fai. Devi fare il minimo per ottenere il massimo. Per chi osserva, non per chi fa.”

365 giorni con Giovanni Paolo II a cura di Aldino Cazzago (Edizioni San Paolo)









Gli scritti, i pensieri, le parole più significative di Karol Wojtyla presentati al lettore divisi per temi e scanditi giorno per giorno. Nel quinto anniversario della morte un’opportunità per avvicinare la straordinaria figura di Giovanni Paolo II e coglierne la profondità spirituale, dagli anni in cui era vescovo di Cracovia fino al lungo pontificato.
Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1920-2005), ordinato sacerdote il 1° novembre 1946, nominato arcivescovo di Cracovia il 30 dicembre 1963, fu eletto papa il 16 ottobre 1978, ed è stato una delle maggiori figure della storia della Chiesa e del Novecento. Primo pontefice polacco e primo straniero dal 1522, ha intrapreso numerose azioni politiche e diplomatiche: la lotta al comunismo e la riconciliazione con gli ebrei sono stati due dei momenti più importanti del suo operato internazionale. Compì più di cento viaggi in tutto il mondo allo scopo di costruire un ponte di relazioni tra paesi e religioni diversi, in uno sforzo ecumenico che fu uno dei punti fermi del suo pontificato. Basta ricordare gli incontri interreligiosi di Assisi e le Giornate mondiali della gioventù. Il 13 maggio 1981, ricorrenza della prima apparizione della Madonna di Fatima, subì un attentato da parte del killer turco Mehmet Ali Ağca. Sottoposto a un lungo intervento, il pontefice sopravvisse e due anni dopo fece visita in carcere all’attentatore per concedergli il suo perdono. I postumi dell’intervento iniziarono a minare la sua robusta salute, che attraversò fasi alterne fino ad aggravarsi notevolmente nel 2005. Il 30 marzo apparve al pubblico per l’ultima volta, dalla finestra su piazza San Pietro. Si spense tre giorni dopo, il 2 aprile, alle 21.37. Milioni di persone giunsero a Roma per partecipare al funerale. Dopo la sua morte i fedeli che accorrono incessanti alla sua tomba ne chiedono la beatificazione e la canonizzazione.
Aldino Cazzago (1958) appartiene all’Ordine dei Carmelitani Scalzi ed è sacerdote dal 1983. Ha studiato al Pontificio Istituto Orientale di Roma. Insegna Teologia dell’Oriente cristiano e Agiografia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Università Cattolica (sede di Brescia). Tiene corsi anche presso lo Studio Teologico Sant’Antonio di Padova della Facoltà Teologica del Triveneto. Ha pubblicato Cristianesimo d’Oriente e d’Occidente in Giovanni Paolo II (Jaca Book, 1996); Paolo VI. Invito alla lettura (San Paolo, 1999); I santi danno fastidio (Jaca Book, 2004); Il cristianesimo orientale e noi. La cultura ortodossa in Italia dopo il 1945 (Jaca Book, 2008). Dal 2007 è direttore dell’edizione italiana della rivista «Communio» che annovera tra i suoi fondatori Hans Urs von Balthasar e Joseph Ratzinger.

Adriano Accattino, Tema supremo. Un salto nell'alto vol. 4 (Mimesis). Intervento di Silla Hicks








Questo non è un libro facile, non sono nemmeno 100 pagine ma ci vuole tempo per leggerle, e ancora di più per pensarci, capirle sinceramente non lo so: voglio dire: io, l’ho letto. Non so se l’ho capito. Certo, mi è piaciuto, e mi ha indignato, anche. Non so se sia poesia, e nemmeno se sia un saggio. Piuttosto, parlerei di monologo filosofico, ammesso che esista come categoria letteraria. E che sia letteratura, non c’è dubbio. Insomma, ci vuole coraggio a parlare di morte. Che sia il tema supremo: non so, io che come giustificazione dell’esistenza non riconosco nessun dio e nessun fine, e che anche adesso, solo e qui, la ragione di tutto penso sia l’amore. Ma certo interrogarsi sulla morte, rivoltare come un calzino il buco nero che ci aspetta, con la caparbia paura di un bambino che si sfida a dormire a luce spenta per non avere più terrore del buio affamiliandoselo, non è un compitino elementare, significa guardarci attraverso costringendosi a occhi aperti, stare fermo quando vorresti solo scappare via. Tanto più oggi, che vivere ci assorbe in una tensione spasmodica di ipermercati di cose e di corpi, che ci strema al punto che nessuno pensa o vuole pensare debba finire. Non concordo su qualche conclusione, ché la morte non si porta via solo bellezza sfiorita e perfezione corrotta, si porta via a caso ciò che vuole e quando vuole, l’ho capito al Fazzi nel 2003, ero in fila per donare il sangue e una ragazzina B-E-L-L-I-S-S-I-M-A mi ha chiesto una sigaretta che abbiamo fumato nel sole di giugno: aveva 16 anni e faceva la dialisi peritoneale ed è morta dopo qualche settimana e, cazzo, non era imperfetta né giunta alla fine di nessun ciclo, era solo all’inizio, solo l’embrione della donna dei sogni di tutti che poteva essere, e non potrò mai accettare che ci sia senso, in questo, né nel morire di Ilva o di strada o di freddo o di guerra o di pace come Vittorio che è stato massacrato ieri, se non vuoi chiamarla livella chiamala come ti pare, ma è sempre lei, è Samarcanda, una lotteria cattiva e insensata, almeno da quaggiù, dal mio angolo di visuale: non sono un filosofo, io, ma solo un uomo. Ma è vero, che stiamo solo in mezzo al crinale del monte, e che dalla vetta forse le macchie di colore impastato che ci sembrano solo sporco diventano un quadro, che tutto assume il senso del disegno globale solo visto dall’alto, come il pointillisme che se non ti metti abbastanza lontano non riconosci volti né case né strade. E che quindi – lo ha detto anche la Fallaci, sai – anche se uno muore (o anzi: anche se io o te moriamo) alla fine non importa, ché la vita non muore, si trasforma e basta, passa dalla nostra forma e la rimpasta in qualcos’altro, come rimpasta in noi gli animali che mangiamo. Ed è vero che la nostra casa, il nostro corpo, si consuma mentre ci accresciamo nell’essere più vero, con le esperienze e le cicatrici e le carezze e i libri e i film che ci nutrono nel tempo che ci è concesso avere: i nostri muscoli che diventano marcia zavorra che inesorabilmente ci trascina a fondo, proprio mentre finalmente impariamo a nuotare. Ancora più vero mentre lo dici tu, che hai il nome dell’imperatore di Marguerite, folgorantemente consapevole di tutto mentre tutto finisce, e gliene restano solo memorie: dio, quante domande e quante risposte,nel tuo nome, Adriano. Una su tutte, il senso della vita nel continuo evolversi, nella ricerca di espansione di cui parli e che ricorda a un tempo Eraclito e Siddartha, un’espansione che è fame di altrove – un salto nell’alto - ma anche di pensiero cesellato: se io ci ho messo a leggerlo tu ci hai messo di sicuro molto di più a scriverlo, questo libro, una parola che s’incastra nell’altra, cento pagine di mosaico. Rivoluzionario consiglio, oggi come oggi, che tutto è instant book: ma questo credo che lo sai. Com’è rivoluzionaria la tua idea di scrittura, tutto l’universo in trentadue libriccini divisi in 11 volumi, un’opera da titano, adesso che lo spazio disponibile sono 3-4.000 caratteri al massimo, chè di più on-line non si riesce a leggerne, mi hanno spiegato. Per questo – solo per questo – devo fermarmi, adesso, ma leggetelo, questo libro, leggetelo anche se vi farà male, e avrete voglia di tirarlo contro il muro, perché per voi – per me – la morte resta livella ingiustamente ingiusta. Non so se vi riconcilierà con la morte o no. Con me, non c’è riuscito. Ma so che se a leggerlo ce ne vuole, e ce ne vuole a rifletterci sopra, ce ne vuole di più per non restare a pensarci. Ed è a questo – a fare pensare – che serve, quando è buono, un libro, uno vero.

domenica 24 aprile 2011

Il libro del giorno: Sputami a terra di Stefano Bianchi (Fara editore)









Il qui e ora regge l’intera produzione per versi di questo poeta che registra toni di significati e significanti in bilico tra profondissima quiete e slanci vertiginosi. Se si tratti di un flusso di coscienza è veramente arduo in questo caso stabilirlo, tant’è che le visioni di Bianchi sono sempre di/equilibranti il dire e il respiro. « In qualche modo egli slega i sentimenti dalla sillabazione delle parole che compongono i versi, quasi in una rinnovata ascendenza futurista. Dall’abisso insondabile egli trascende nel minuto, nel particolare evocativo e spezzato di un singhiozzo represso. In lui si accorpano fulminee visioni alla Montale con il lento scorrere degli ingenui versi pascoliani; che poi tanto ingenui non erano, dato che, perlopiù, erano il grido del suo cuore esacerbato dall’orfanità. Come non sono ingenui i versi di Stefano Bianchi: ci si sente dentro il ribollire del ‘mal de vivre’.» (dalla Prefazione di Rita M. Astolfi e Guido Lucchini)
«La poetica di Stefano Bianchi è giocata sull’asse di equilibrio fra epigramma e ballata, assurdo e ironia, sorpresa fanciullesca e consapevolezza adulta del rischio esistenziale che tutto sia apparenza, finanche le nostre scelte “sbagliate” (v. la poesia che apre il libro), quasi a precludere la possibilità di correzioni di rotta (benché desiderate). Ci piace pensare che il messaggio “sputato a mare” dal Nostro non sia però un gesto inane: lo sputo aggregato alla terra può avere un potere salvifico…» (dalla Postfazione di Alessandro Ramberti)
Stefano Bianchi nasce nel 1972 a Rimini. È diplomato al Liceo classico e Laureato in Economia e commercio. Ha pubblicato le raccolte di poesie La bottiglia (Edizioni Pendragon, Bologna, 2005) e Le mie scarpe son sporche di sabbia anche d’inverno (Fara Editore, 2007), che ha presentato assieme a testi inediti in vari contesti pubblici, compresa una breve apparizione televisiva. Alcune sue poesie sono presenti in rete (ad esempio, nel blog farapoesia), nelle antologie tematiche: Il desiderio, Sogno, Il Ricordo, Nella notte di Natale. Racconti e poesie sotto l’albero (presentata alla fiera Più libri più liberi 2007) edite da Perrone Editore, Roma, tra il 2007 e il 2009, e nella raccolta Poeti romagnoli d’oggi e Federico Fellini, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena, 2009. Attualmente collabora con il «Corriere Romagna».
Ognuno si torna - Ognuno si torna un po’ dove si è stati// da bambini//. Le donne indiane fanno il bagno col vestito// lungo// i vecchi pescano seduti a un molo finto// il sole li attraversa per toccare ancora giù// e riabbracciare la mattina come è stato ieri sera//. Tu sei sempre per la via che par andar lontano// lei pian piano t’avvicina e t’avvicina a casa tua//.

Giacomo Rondinella, Virna Lisi, Pippo Baudo nella trasmissione Novecento della Rai



Un frammento dalla Trasmissione Novecento (Rai) condotta da Pippo Baudo, Giacomo Rondinella racconta come ha scoperto Virna Lisi e in seguito Pippo Baudo la intervista e ripercorrono alcuni momenti della sua carriera artistica.

Virna Lisi. Un'attrice per bene (Besa Editrice) a cura di Sergio Toffetti e Alberto La Monica














Quello che più sorprende in Virna Lisi, è la duttilità – davvero non comune nel cinema italiano – di un’attrice capace di affrontare con identica immedesimazione commedie e melodrammi, passando dal confronto con Jack Lemmon in Come uccidere vostra moglie, dove Richard Quine la sceglie come “nuova Marilyn Monroe” per una parte da “svampita” tra il comico e il brillante; al tenero ritratto di Milena, la giovane cassiera innamorata che Pietro Germi le disegna addosso in Signore e signori; alla Wilma Malinverni della Cicala di Alberto Lattuada, che va apparentemente contro la sua bellezza, invecchiandola, per farle meglio esprimere una disperata vitalità. Dopo mezzo secolo di indiscusso “predominio del regista”, oggi si torna a interrogarsi su chi sia l’autore di un film, sottolineandone gli aspetti di opera collettiva, cui molti talenti e molte professionalità devono contribuire per garantirne il successo. In questa prospettiva, ripercorrere la straordinaria carriera di un’attrice come Virna Lisi può dunque suggerire una delle possibili risposte.
Col passar degli anni molte attrici smettono di lavorare. Lei, invece, è sempre riuscita a trasformarsi e avere dei personaggi in sintonia con la sua età. Perché ho saputo a volte anche precorrere il tempo. Senza averne paura. Nel film della Cavani, mi sottoponevo a tre ore di trucco la mattina perché dovevo avere le rughe, mi mettevano le sopracciglia finte, mi arricciavano i capelli. Insomma, mi facevano più vecchia della mia età. Non ho mai avuto paura di invecchiare né a venticinque né a quarant’anni. Quando mi capitava un ruolo in cui potevo essere diversa da quello che sono nella vita era il benvenuto. Tante attrici invece hanno avuto paura. Oppure ci sono persone che a sessant’anni vogliono ancora fare i ragazzini. Per loro è difficile continuare a lavorare.(dalla conversazione di Virna Lisi con Sergio Toffetti)

Diario di un’amicizia : La famiglia Półtawski e Karol Wojtyła (Edizioni San Paolo) a cura di Półtawska Wanda









Il diario di un’amicizia spirituale che ha accompagnato tutta la vita di Karol Woytjla. Con quarantasei lettere inedite di Giovanni Paolo II all’Autrice. La vita di Wanda Półtawska, rinchiusa in un campo di concentramento e sottoposta a esperimenti medici, l'incontro con Karol Wojtyla che diverrà sua guida spirituale e amico fraterno, fino al punto di chiamarsi reciprocamente fratello e sorella. I lunghi campeggi trascorsi insieme a meditare, la malattie e la miracolosa guarigione, le riflessioni spirituali e il lungo carteggio tra i due. Wanda Półtawska è una delle persone che sono state più vicine a Giovanni Paolo II, lo ha ascoltato e consigliato, è stata presente nel momento della sua morte. Un ritratto inedito e intimo del grande papa polacco presto beato.
Wanda Półtawska è nata il 2 ottobre 1921 a Lublino. Durante l’occupazione tedesca fu arrestata dalla Gestapo e rinchiusa nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove fu sottoposta a crudeli esperimenti da parte dei medici nazisti. Dopo la sconfitta dei tedeschi poté far ritorno in Polonia, dove sposò Andrzej Półtawski, dal quale ebbe quattro figli. Medico di successo, fu legata da amicizia con il giovane sacerdote Karol Wojtyła. Nel 1961 pubblicò il volume E ho paura dei miei sogni, nel quale racconta la sua vita nel lager di Ravensbrück.

D/battiti fra le righe (AcmeLab) con Luisa Ruggio



"D/battiti - fra le righe" è una rubrica letteraria prodotta da ACMElab e curata da Stefano Donno. Novità, curiosità e recensioni dal mondo letterario. Il primo ospite della nuova serie dedicata agli autori è Luisa Ruggio con il suo romanzo AFRA (Besa). www.acmelab.it

sabato 23 aprile 2011

Il libro del giorno: Contrapunctus di Amedeo Anelli (Lietocolle)
















18 Contrapuncta, proprio come nell’Arte della fuga di Bach, ultima sua opera, incompiuta alla diciottesima fuga. Adoro la poesia di Amedeo Anelli, come quella di Gezim Hajdari, Marina Pizzi, Luciano Erba, e Mario Luzi (ma i preferiti sono in troppi per stare ad enumerarli in uno spazio così angusto) soprattutto perchè il sistema del verso in questa voce autentica proveniente dalle sensuali e dolci flessuosità di Poesia, possiede una cifra metafisica che si nutre di ricongiungimenti e sradicamenti dalla fonte primaria di tutto, di ogni cosa, di spazio, di tempo, dell'esistente e dell'inesistente. Profonda in me è poi la sensazione che il canto che questo poeta mette in scena, sia computazionale , nel senso che il verso si fa ontologicamente numero che si flette a sua volta in creazione splendida e luminescente.
Contrapunctus III - Di slancio //la bicicletta //in piedi sulla sella //senza mani. //Così tutta la vita. //In intensificazione// il senso //il grande fiume //gli alberi con le chiome //a pelo d’acqua //l’argine a raso //le strade del bosco //sommerse //non più i responsori //degli uccelli fra gli //alberi //ma il boato sordo //dell’acqua //nell’ansa del fiume. //Se si sostiene //il canto.

Baustelle ft. Valeria Golino - Piangi Roma - www.bauaffair.it



Videoclip completo di "Piangi Roma", canzone tratta dal film "Giulia non esce la sera" di Giuseppe Piccioni.
http://www.bauaffair.it

Valeria Golino. Respiro d'attrice (Besa editrice)














Venticinque anni di carriera e una settantina di film interpretati in giro per il mondo (Hollywood, Francia, Grecia, oltre all’Italia naturalmente), eppure Valeria Golino resta il volto più limpido e sorprendente del cinema italiano contemporaneo, il meno “abusato”, quello che ogni volta stupisce per la capacità di sorprendere lo spettatore con una immediatezza che solo le dive naturali possiedono. Ha lavorato con registi come Sean Penn, Zanussi, Carpenter, Skolimowski, Levinson, Figgis; in Italia con Maselli, Soldini, Montaldo, Piccioni, Ozpetek, Crialese, Capuano. L’abbiamo vista accanto a star come Dustin Hoffman, Tom Cruise, Viggo Mortensen, Nicolas Cage, Salma Hayek, Nastassja Kinski, Daniel Auteuil, Jean Reno. La conosciamo per la sua presenza sempre fresca, luminosa, disponibile. La ammiriamo per la sua capacità di essere una star alla portata di tutti i ruoli e di ogni spettatore. Valeria Golino sta al cinema italiano come una ricchezza rara e questo volume rende omaggio alla sua arte, raccontandola attraverso una lunga e appassionante intervista esclusiva, raccogliendo le testimonianze dei registi e degli attori che hanno lavorato con lei e proponendo una serie di interventi critici che ripercorrono la sua carriera. Completano il volume un ricco portfolio fotografico a colori (dove, tra l’altro, l’attrice mostra per la prima volta alcuni autoscatti e le Polaroid artistiche che ama realizzare) e la sua filmografia completa e aggiornata.

Massimo Causo, critico cinematografico, fa parte del gruppo “Sentieri Selvaggi”, è redattore della rivista “Il Ragazzo Selvaggio” e collabora con “Duellanti”, Filmcritica”, “Cineforum”, “Panoramiche”. Critico del quotidiano “Il Corriere del Giorno” di Taranto, è selezionatore del Torino Film Festival e consulente del Festival del Cinema Europeo di Lecce. Docente di Storia e Critica del Cinema all’Università del Salento, è Vicepresidente del Centro Studi Cinematografici. Ha pubblicato monografie su Kathryn Bigelow, Francesco De Robertis, Michele Placido, Ugo Tognazzi, Andrej Konchalovskij, Maurizio Nichetti, Lucia Bosè, Margherita Buy.

Ecco tua madre (Gv 19,27) : La Madre di Gesù nel magistero di Giovanni Paolo II di Salvatore M. Perrella (Edizioni San Paolo)









Un ampio trattato di mariologia che si caratterizza per: 1) l’attenzione riservata all’insieme della problematica mariana, senza escludere le questioni controverse; 2) il ricorso a un grande numero di documenti del magistero cattolico e lo spoglio della ricchissima letteratura teologica sul tema; 3) l’estrema sicurezza della dottrina, incentrata su una dichiarata fedeltà al pensiero dei papi e dei vescovi; 4) l’attenzione agli sviluppi futuri della mariologia, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con le altre tradizioni cristiane.

Salvatore M. Perrella (Napoli, 1952), sacerdote dei Servi di Maria, ha studiato filosofia e teologia a Napoli, Firenze e Roma, ove si è specializzato in mariologia e laureato in teologia. È docente di teologia dogmatica e mariologia presso la Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”, la Pontificia Università “Antonianum” e l’Istituto Patristico “Augustinianum” di Roma. È membro del consiglio direttivo della Pontificia Academia Mariana Internationalis (PAMI, Città del Vaticano); fa parte dell’Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana (AMI, Roma). Le sue pubblicazioni scientifiche vertono sul magistero e sulla mariologia moderna e contemporanea. Ha recentemente pubblicato: I “vota” e i “consilia” dei vescovi italiani sulla mariologia e sulla corredenzione nella fase antepreparatoria del Concilio Vaticano II, Roma 1994; «Virgo ecclesia facta». La Madre di Dio tra due millenni. Summula storico-teologica, Roma 2002; Maria Vergine e Madre. La verginità feconda di Maria tra fede, storia e teologia, Cinisello Balsamo 2003; La Madre di Gesù nella coscienza ecclesiale contemporanea, Città del Vaticano 2005; «Non temere di prendere con te Maria» (Mt 1,20). Maria e l’ecumenismo nel postmoderno, Cinisello Balsamo 2004; Le apparizioni mariane, “dono” per la fede e “sfida” per la ragione, Cinisello Balsamo 2007.

venerdì 22 aprile 2011

Il libro del giorno: Il buio delle volpi di Tony Sozzo (Lupo editore)












Il protagonista vive una vita tranquilla nel Salento, fatta di piccole cose e di delusioni poetiche piene di dolcezza e docili dolori, ovattato dal suo esistere ai bordi. Quando il padre si stanca di tutto questo e decide di mandarlo al Nord per vederlo finalmente con un lavoro e una posizione come i figli degli altri, il suo mondo diventa la nostalgia, l’insensatezza del dolore gratuito, la lenta agonia di una vita impressa nel suo desiderio disfatto. Lì, lontano dalle radici, dal suo nulla, dalle radici del suo nulla, la vita è agra, direbbe Bianciardi. È degli altri. Lui, che gioiva per le piccole cose, si vede costretto a sopportare questa lontananza per un bisogno non suo, per una debolezza estranea. Il mistero della natura salentina, l’anima di chi ne sente le confidenze si contrappongono alle luci artificiali, al dovere, alla banalità del necessario, al pensiero unico che logora e stritola. Ed in un letto perso tra ciminiere e freddo un cuore batte per il suo stupido angolo steso al sole, lontano. Il buio delle volpi è il respiro della propria terra, consumata dalla dimenticanza e da una bellezza inconsapevole. È il momento del trapasso dalla Storia alla carezza di un mondo fiabesco creato da una mente abituata a non infrangere l’equilibrio dell’aria e delle cose. Il buio delle volpi è nello sguardo che si perde nel Salento, la sera. Verso una campagna di promesse.

TONY SOZZO - Nasce a Copertino (Le) nel 1974. Vive a Carmiano, quando la vita gli permette di scegliere. Nel 1999 si laurea in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Lecce. Studia la grande letteratura, quella che rimane nel tempo e non quella che si fa bella per qualche applauso con la data di scadenza. Ascolta il jazz e tutta la musica di qualità, lasciando alle note la libertà di rendere la vita cibo degli dei.Segue qualche eroe di carta a disegni per il piacere di sentirsi non cresciuto e perde il tempo a credere che nulla sia cambiato da quando giocava per ore a pallone in campetti improvvisati. Adora il Salento, la sua luce, il suo puro esistere, il mare, il sole, la campagna assolata. Con la Lupo Editore ha pubblicato L’eterna cosa peggiore (2006) e Nolente (2008).

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