Stefano Donno on twitter

martedì 31 luglio 2012

Acqua e sale di Barbara Hendel e Peter Ferreira (Macro Edizioni)

Acqua e Sale - Libro Voto medio su 5 recensioni: Buono
Acqua e sale sono molto più che semplici elementi della natura o mere formule chimiche. Dopo anni di studi e analisi, sono raccolte in questo volume le conclusioni di una coppia di ricercatori sugli effetti terapeutici di questi due costituenti primigeni dell'universo. In un linguaggio divulgativo comprensibile a tutti, si trovano qui illustrate le ultime conoscenze scientifiche in ambito di energia vitale, una delle quali afferma che «Ogni espressione della materia, ogni pietra, ogni pianta, ogni animale e ogni persona, è pura energia oscillatoria». E se alla luce delle attuali conoscenze di biofisica interpretiamo la malattia come un deficit energetico, capiamo immediatamente cosa significhi nutrirsi con alimenti vivi e di buona qualità e come sia pure importante condurre una vita semplice e gioiosa; possiamo del resto anche intuire subito quali benefici effetti possiamo trarre da quegli accumulatori naturali di energia che sono l'acqua e il sale. Un panorama completo di suggerimenti e consigli terapeutici a base di acqua e sale per numerose malattie come bronchite, asma allergica, influenza, otite, eczemi e problemi dermatologici, osteoporosi, artriti, disfunzioni del metabolismo, disturbi femminili, malattie dell'apparto genito-urinario ecc. Una spiegazione accurata delle geometrie recondite della natura e dei processi bioenergetici che si dispiegano invisibili nella materia.

Phantastic Faeries by Bob Hobbs

Phantastic Faeries

Milena Magnani con il suo Delle volte il vento a Sentieri a Sud 2012


Anche per questo 2012 si rinnova l’appuntamento con la rassegna “SENTIERI A SUD”, dedicata alle produzioni e agli attraversamenti culturali, tra musica e poesia, tra documentario e racconto, tra cultura antica ed evoluzioni moderne: uno spazio di confronto su vari temi in un luogo ricco di storia e di storie. “SENTIERI A SUD” nasce con l’idea di condividere in uno spazio fisico e mentale, un luogo dell’anima che è stato fulcro della vita di una comunità, impressioni utili a favorire una maggiore conoscenza della cultura orale salentina e di coloro che sono oggi le nuove voci narranti in questa “isola sonante”. Il terzo sentiero è per mercoledì 1 agosto 2012 alle ore 21,00 nelle campagne di Kurumuny a Martano con "Delle volte il vento” di Milena Magnani (Kurumuny Edizioni). Incontro e reading con l’autrice a cura di Anna Chiriatti, Mauro Marino e Vincenzo Santoro accompagnati alla chitarra da Armando Guit Serafinie e intervento musicale de ‘Upapadia “La Peronospora” live folk rock originale salentino.  Presenta l’autrice Fulvio Colucci
DELLE VOLTE IL VENTO di Milena Magnani (Kurumuny). Illustrazioni Lucio Montinaro. Dall'autrice del romanzo Il circo capovolto (Feltrinelli 2008)
Delle volte il vento fa uno strano giro e genera destini nuovi, in rapido divenire. Un viaggio verso una terra promessa che non c’è. L’approdo su una spiaggia di fuoco che è avamposto di un altro domani e gabbia dorata di un’idealità perduta. La nostalgia del ritorno compressa in mille ricordi sedimentati senza valigia e un Salento sempre sospeso tra un passato e un futuro troppo lenti. In mezzo due donne scandalosamente forti e radicate nel loro vissuto ma esposte a un’incertezza nucleare. Un continuo misurarsi con l’orizzonte di un mare che unisce e divide, esaspera la percezione, adultera i colori. Delle volte il vento. Lume è una fervente comunista e seguace di Hoxha, incarcerata per dieci anni dal suo stesso padre padrone per aver inteso il comunismo come punto di vista critico e mai ortodosso. Questa donna senza più mondo arriva nel Salento, nel vuoto di storia e di prospettive esistenziali e culturali dell'altra protagonista, Carmelina. Arriva con altri albanesi in cerca di povere ricchezze, a caccia di delusioni. Ma lei non è come gli altri: non è più in Albania ma non vuole essere nemmeno in Italia. Non è più all'Est ma neppure all'Ovest, forse solo nel mare, perché nel mare delle volte ci si può illudere di essere da qualche parte senza essere veramente in nessun luogo. Lume rifiuta quell'Occidente che è la negazione di tutta la sua vita e si accampa chiusa, difesa, recintata, in faccia al mare. Senza parlare con nessuno, in una specie di autismo politico-culturale. L'anomalia di questo comportamento così ostinato e diverso da quello degli altri profughi affascina Carmelina, che intuisce una richiesta profonda in quella radicalità. Una radicalità che è anche la sua, la radicalità di chi non rinuncia a cercare qualcosa tra l'orizzonte e il nostro essere qua. La tenerezza di un’amicizia fatta di molti ostinati silenzi, quelli di Lume, arroccata in riva al mare, e di altrettanto ostinate parole, quelle di Carmelina, per convincere, per smuovere, per salvare.

Info:
0832 - 801528

Alibi di Elsa Morante (Einaudi)


Tutte le poesie di Alibi sono poesie d'amore. Non importa che l'amore sia immaginario o reale, è l'amore ad essere raccontato. Un amore trattato e vissuto come un male, e insieme come la sola liberazione dal male. Era il 1958 quando Alibi uscì per la prima volta. Fu accolto con curiosità, Caproni e altri poeti lo recensirono, poi fu dimenticato per trent'anni. Nell'edizione del 1988 si faceva già cenno a un prezioso incunabolo a cui risalivano molte delle poesie di Alibi e in particolare a un testo inedito che ne era «la cellula generativa». In questa nuova edizione curata da Cesare Garboli, quel testo, dal titolo Narciso, viene per la prima volta pubblicato così da offrire ai lettori e agli studiosi di Elsa Morante la possibilità di penetrare nello sconosciuto laboratorio di una delle più singolari personalità letterarie italiane Le poesie di Alibi sono poesie da album, ma un album visitato da una tristezza veggente di chiromante pazza e disperata che interroga, cieca, le linee confuse e arruffate del suo destino ma non sa afferrarlo, perché quello che la tradisce e le manca è proprio il cinismo, l'astuzia, il terra-terra del mestiere. Diversamente da ogni altro album di poesie femminili, l'argomento di Alibi non è la memoria o il diario dei fatti del cuore; protagonista è sempre il futuro, la conoscenza, la divinazione, la spiegazione data a se stessa di un destino sempre più simile a una condanna e a un inferno - e se c'è qualcosa che non finisce di sorprendere, in questo album capovolto e mostruoso, è che la pitonessa che si arrovella sulle fatture e i filtri, e fa versi simili alle cantilene e ai sortilegi che accompagnano la magia, non smette per questo di essere una ragazza sognatrice che vuole l'amore e aspetta la felicità.

Ristorante Vecchia Aosta


“Il Ristorante è inserito nel centro storico pedonale di Aosta, all'interno della Porta Pretoriana, antico accesso alla città romana "Augusta Praetoria" fondata nel 25 a.C. dall'Imperatore Augusto a difesa della strada di comunicazione con la Gallia e con i popoli del Nord. Era anche una avamposto per controllare gli abitanti del luogo, gli antichi Salassi, che vedevano di mal occhio la dominazione Romana. La Porta è uno dei reperti storici meglio conservati dell'Impero Romano, che racchiude 2000 anni di storia, e pertanto viene spontaneo domandarsi come sia possibile che vi sia inserito un esercizio pubblico. La storia ci tramanda che già nel Medio Evo questo accesso era presidiato da un nobile del luogo, il Signore di Quart, che esigeva un dazio sul passaggio delle merci in transito, e che aveva fatto erigere sul lato Nord una Torre a sua dimora, usufruendo dello spazio interno alle due Porte. Pertanto era anche un punto di sosta per i viandanti che percorrevano le strade impervie della Valle. Esistono documentazioni che comprovano l'esistenza di una taverna, ed infine all'inizio del 1900 si installò un posto di ristoro denominato "Trattoria Aurora" di cui esistono ancora alcune lastre fotografiche dell'epoca. L'ultima ristrutturazione risale al 1999, con l'apertura di una sala al secondo piano avente una capienza di circa 40 coperti, che uniti a quelli del primo piano disposti in tre piccole sale, e a quelli della Brasserie, si raggiungono circa i 120 coperti. Inoltre nel periodo estivo conta di un grazioso dehors situato nella piazzetta delle Porte con circa 30 posti a disposizione. La proprietà è del Demanio e la cura è della Sovraintendenza dei Beni Culturali per conto dell'Amministrazione Regionale, che disponendo dell'immobile pensò bene di dare seguito alla tradizione affidandolo a privati per il proseguimento della ristorazione, con la clausola di mantenerne alto il decoro. Per questo motivo e per l'ambizione che ci spinge a dare il meglio di noi, si cerca di proporre una cucina che segua il criterio di scelte regionali e stagionali, cambiando periodicamente il nostro menu, non tralasciando le proposte tradizionali con una tendenza alla cucina d'oltralpe dei nostri vicini Francesi.”



Cave du Vin Blanc

 “In passato il Blanc de Morgex et de La Salle era commercializzato dai singoli vignerons, con produzioni peraltro modeste che non garantivano una presenza costante sul mercato né una corretta divulgazione della complessiva immagine vitivinicola. Alcuni stimoli interni, quali il giusto senso di orgoglio per le proprie tradizioni e la secolare abitudine al lavoro in gruppo nei villaggi alpini, ed esterni, quale la lungimirante azione di Don Bougeat, Parroco di Morgex fino al 1971, hanno dato spunto per la creazione della “Association des Viticulteurs”. Nel 1983, a distanza di un decennio e sulle ceneri di questa, quale primo risultato della politica di sostegno e sviluppo della viticoltura valdostana attuata dalla Amministrazione Regionale, è stata fondata la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, che ha successivamente preso possesso dei locali della nuova sede di Morgex, tecnologicamente all'avanguardia. Nel primo decennio di attività di vinificazione la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle ha raggiunto pressoché il raddoppio del numero dei soci, attualmente un centinaio, ed incrementato del 100% la propria produzione, ora quantificabile in 150.000 bottiglie annue: una ulteriore conferma del successo di un cammino intrapreso ridando vita a vitigni ormai abbandonati sulle pendici del Monte Bianco, nel desiderio di non lasciar morire una secolare tradizione dei luoghi. Certo, il dato produttivo può sembrare ridotto rispetto ad altre realtà vitivinicole, ma occorre ricordare che questo rappresenta oltre il 90% delle uve raccolte nei comuni di Morgex e La Salle, per un totale di 20 ettari di superficie, e, soprattutto, che le caratteristiche geomorfologiche del terreno presentano scarsa possibilità di espansione.” 

Qui

lunedì 30 luglio 2012

Princess Chronicles

ADOLF HITLER: ANALISI DI UNA MENTE CRIMINALE DI RICCARDO DALLE LUCHE E LUCA PETRINI (HOBBY and WORK)


Con questa monografia Riccardo Dalle Luche e Luca Petrini si sono posti un obiettivo da far tremare i polsi: riassumere, approfondire e giudicare tutte le teorie psicologiche e psicopatologiche che hanno tentato di "spiegare" la mente di Adolf Hitler. Questi studi, frutto delle ricerche di psichiatri statunitensi ed europei, si accompagnano inevitabilmente alla storiografia sul Führer e il nazismo, in quanto le vicende del Terzo Reich rinviano ad un "nocciolo" irrazionale che pervade sia la figura del dittatore tedesco, sia l'entourage di cui si circondò, sia l'intero apparato del nazionalsocialismo. La vita privata di Hitler è segnata da episodi di indubbia rilevanza psichiatrica e si intreccia con quella, altrettanto tumultuosa, della leadership del suo movimento: un connubio micidiale che non solo ha prodotto un regime "delirante" (a dispetto del vasto consenso popolare che l'ha sorretto per dodici anni), ma che ancora oggi si segnala come caso estremo di follia al potere. Muovendosi agilmente tra biografia, affresco storico, rievocazione aneddotica e interpretazione scientifica, il saggio di Dalle Luche e Petrini compie un piccolo grande miracolo: esporre in modo nitido l'interiorità misteriosa di un uomo e di un movimento che hanno tragicamente segnato la storia del Ventesimo secolo.



Krishnamurti. Sintesi dell'insegnamento a cura di B. Ortolani (Edizioni l’Età dell’Acquario)


Il messaggio di Krishnamurti è rivolto alla liberazione interiore dell’uomo, come premessa per apprendere l’arte di vivere. La nostra esistenza quotidiana è come prigioniera di paure, ansie, problemi ma anche di schemi mentali che in qualche modo ci mantengono in una condizione di stallo. Tuttavia da sempre qualcuno si eleva al di sopra degli altri e si domanda se esiste un modo per acquisire una consapevolezza superiore di spirito e sentimento. Krishnamurti in queste lezioni, che tenne in parte negli anni ’30 e in parte negli anni ’70, libera in tutta la sua forza di suggestione quel senso di autonomia e sacralità dell’uomo che costituisce la cifra più alta e peculiare del suo insegnamento, che ancora oggi fa adepti in tutto il mondo.

 
Krishnamurti nacque in India nel 1895 in una famiglia di bramini, i sacerdoti della religione indù. In giovane età venne indicato dalla Società Teosofica, che aveva la sua sede a Madras, come incarnazione del ritorno della divinità sulla Terra. Krishnamurti però si allontanò da queste posizioni, a cui rimproverava di rinfocolare la supestizione popolare, e cominciò a diffondere il suo insegnamento attraverso innumerevoli discorsi pubblici, che spesso avevano il sapore di happening, e fondando scuole di formazione spirituale per i giovani. Krishnamurti morì nel 1986.



FLASHBOOK. LETTURE A CIEL SERENO


Chi l'ha detto che ai bambini si può leggere solo la sera, prima di andare a dormire? Si può leggere sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo! Molto meglio se su una bella Piazza che s’affaccia sul mare al tramonto. FLASHBOOK. LETTURE A CIEL SERENO – iniziativa ideata dall’associazione MaMi (Mamme a Milano), insieme ai gruppi Facebook "Libri e Marmellata" e "Letteratura per l'infanzia" – sbarca a Torre Suda, nel cuore del Salento, grazie all’idea di Walter Spennato che, insieme a Lupo Editore, e con la collaborazione dell’assessore alle Pari Opportunità Maria Rita Vergari e la consigliera Annamaria Errico, con il patrocinio del Comune di Racale, daranno vita a LUPI DI MARE RACCONTANO – quattro Flashbook pensati per i bambini del luogo ma anche per i turisti che soggiornano nella splendida marina ionica. I Flashbook sono degli incontri di lettura "dal basso", un modo nuovo ed originale di avvicinare bambini e genitori al mondo dei libri, attraverso la letture di favole e racconti. L’idea originale del Flashbook LUPI D MARE RACCONTANO sta però nel fatto che le autrici si fanno esse stesse lettrici per i bambini delle proprie favole, dei racconti che esse hanno immaginato e scritto: un modo ancora più “intimo” per far entrare i bambini all’interno della storia letta, ma anche l’opportunità per i genitori di confrontarsi con le autrici dei libri.

Il primo flashbook si terrà martedì 31 luglio dalla scrittrice-poestessa CARLA SARACINO che leggerà ai bambini il suo ultimo libro Gli orologi del paese di Zaulù (Lupo).

Martedì 7 agosto saranno la scrittrice CHIARA LORENZONI e l’illustratrice CHIARA CRINITI ad animare il secondo flashbook, dove la prima leggerà alcuni brani tratti dal suo ultimo libro Attila e Adalberta (Lupo); mentre la Criniti entrerà con i bambini nel mondo dei disegni e delle illustrazioni.

Il terzo appuntamento è per venerdì 17 agosto, dove lettrici locali leggeranno alcune delle favole e delle filastrocche pubblicate nei meravigliosi albi giganti illustratissimi Un, due, tre Stella editi da Lupo.

Chiuderà la flash-rassegna la celebre scrittrice ELISABETTA LIGUORI. L’appuntamento è per venerdì 24 agosto, con la lettura di alcuni brani del suo attesissimo libro per bambini che in autunno sarà pubblicato da Lupo, dal titolo Kora. Una storia a colori: una favola che è anche un po’ una storia vera sul mondo delle adozioni, rivolta ai bambini ma anche agli adulti.

Tutti gli incontri di lettura si svolgeranno a Torre Suda nell’Area Eventi alle ore 19.00.

Info
0832949510






USA TODAY CHARITABLE FOUNDATION. Intervento di Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Technologies)


Da un grande network televisivo statunitense come USA TODAY, capace di generare enormi utili e di esercitare notevole influenza, non ci si aspetterebbe interesse e cura per il prossimo. Ciò perché finanza e beneficenza sembrano termini antitetici. Eppure proprio a questo giornale si deve una splendida iniziativa che prende il nome di USA TODAY CHARITABLE FOUNDATION, il cui obiettivo principale è quello di impegnare numerose energie provenienti da diversi settori della società civile e dal governo americano per coinvolgere, illuminare e ispirare gli studenti di oggi (sia a livello nazionale, sia a quello internazionale, inclusi i paesi in via di sviluppo), formando inoltre gli educatori del domani. La struttura è  attualmente alla costante ricerca di partner, come aziende private e organizzazioni, che possano supportare la realizzazione di progetti educativi e ad alto contenuto pedagogico, scientifico e culturale, per le scuole elementari, per quelle secondarie, per  le università, cercando di mantenere costantemente alti coefficienti di efficienza, sia attraverso l’utilizzo di adeguate infrastrutture, sia attraverso programmi di formazione in grado di fornire informazioni tempestive concernenti l'integrazione tra le diverse classi sociali di oggi.
Le risorse didattiche per questi programmi sono progettate al fine di raggiungere i giovani e collegarli al mondo della vita  reale, accrescendo la loro consapevolezza all’interno delle comunità in cui vivono. Queste attività sono elaborate e poste in essere a cura della fondazione, soprattutto perché esse possano contribuire sempre di più a promuovere e sviluppare un pensiero critico e a strutturare adeguate capacità analitiche nelle nuove generazioni. Gli studenti imparano così a prendere decisioni condivise e sono incoraggiati ad applicare e integrare ciò che viene loro insegnato. Gli obiettivi principali della fondazione consistono nel motivare gli studenti a sviluppare la pratica quotidiana dell’analisi delle informazioni, attraverso la lettura dei giornali, in modo di tenersi al passo con il mutevole mondo che li circonda, fornire un clima intellettuale per lo scambio di idee e ideali attraverso l'esplorazione di informazioni pertinenti e tempestive, arricchire l'esperienza accademica degli studenti mettendo a disposizione risorse adeguate per lo studio interdisciplinare, incoraggiare il pensiero critico ed il “problem solving”, offrire opportunità di sviluppo professionale. Questo è lo splendido lato solidale dell’informazione!

Il sito è a questo indirizzo



domenica 29 luglio 2012

Come l'aria di Melinda Nadj Abonji (Voland) - traduzione di Roberta Gado


La famiglia Kocsis – padre, madre e due figlie, Nomi e Ildikó – torna dopo anni in Voivodina, nel nord della Serbia, regione dove vive la minoranza ungherese a cui appartiene. Questo è solo uno dei tanti viaggi di ritorno alla propria terra che i Kocsis compieranno. Emigrati tempo prima in Svizzera, dopo vari lavori precari, i Kocsis riescono a farsi una posizione prendendo in gestione un’elegante caffetteria sul lago di Zurigo. Ma quello che sembra il risultato finale di un lungo processo di integrazione si rivela solo un’illusione. Con lo scoppio della guerra in Jugoslavia e il successivo arrivo di profughi in Svizzera, riemergono tutti i problemi di identità che parevano superati. Un romanzo sulla difficile ricerca di una nuova patria e nello stesso tempo sul legame indissolubile con le proprie radici. E la voce è quella della giovane Ildikó, che osserva con occhio ironico la storia della sua famiglia mentre conduce una vita in bilico tra due realtà: quella svizzera a cui non è mai davvero appartenuta, e quella della minoranza ungherese in Serbia a cui già non appartiene più.

CONSORZIO DELLA DENOMINAZIONE DI SAN GIMIGNANO


“Il Consorzio della Denominazione di San Gimignano nasce con il nome di Consorzio della Vernaccia di San Gimignano nel 1972 per volontà di un piccolo gruppo produttori di Vernaccia, consapevoli dell’utilità e della necessità dell’ aggregazione per una corretta gestione della denominazione. Un’avventura a carattere privato, ma i cui effetti positivi si riversarono poi a più livelli su tutto il territorio del Comune di San Gimignano. Erano in nove: il principe Girolamo Strozzi Majorca Guicciardini, Ernesto Lorini, Libanio Lucii, Jaures Baroncini, Concino Concini, Luigi Vagnoni, Giorgio Marolli Furga Gornini, Alfredo Salini e con la presenza testimoniale dei signori Franco Bagnai, Teresio Gassino, Pietro Lorini, Ascanio Biagini, Angelo Cecchini, Ferriero Cecconi, Carlo Pertici, Franco Razzi, Luciano Bartolini e Romano Borselli. Fin dalla nascita il Consorzio aveva ben chiari gli scopi per cui veniva fondato e tali scopi ha perseguito con tenacia nel corso degli anni:

Valorizzazione dei vini e difesa della loro immagine.
Promozione del marchio.
Ricerca e sviluppo della qualità dei prodotti.

Proprio il lavoro attento e mirato del Consorzio che ha operato, negli anni, in sinergia e simbiosi con vignaioli e mastri cantinieri per far crescere la qualità delle produzioni, ha permesso di ottenere nel 1966 la Denominazione di Origine Controllata: la Vernaccia di San Gimignano è stato il primo vino in Italia a potersi fregiare della denominazione, che nel 1993 è diventata una DOCG. Ancora oggi l’impegno principale del Consorzio è volto alla valorizzazione dell’immagine e dell’identità dei vini di San Gimignano, alla realizzazione di iniziative commerciali e di marketing a sostegno della diffusione in Italia e all’estero della Vernaccia di San Gimignano e del San Gimignano Rosso Doc, al controllo, al monitoraggio ed al miglioramento qualitativo della produzione sia delle uve che del vino. Su questo ultimo punto l’attività del Consorzio si è maggiormente concentrata negli ultimi anni: l’obiettivo primario è la Crescita, intesa nel senso più generale del termine e che coinvolge tutti i settori, dalla qualità dei vini prodotti alla capacità professionale dei produttori, in vigna come in cantina, ma anche nella vendita e promozione dei loro prodotti sui mercati nazionali ed esteri. In questa ottica vanno lette le sperimentazioni condotte in collaborazione con l’Università degli studi di Firenze e i cicli di incontri organizzati con i soci, veri e propri seminari tenuti da figure competenti nelle più svariate attività che con la produzione del vino hanno a che fare, quindi agronomi ed enologi, ma anche esperti di informatica, di marketing, di ricerche di mercato.
Fanno parte del Consorzio della Denominazione San Gimignano 77 aziende produttrici e/o imbottigliatrici di Vernaccia (tra cui due cantine sociali che raggruppano altre 47 aziende produttrici di sola uva). La produzione nella vendemmia 2009 delle aziende associate al Consorzio è stata di 3,1 milioni di litri (pari al 82,5 % del totale).”


BIRRA DEL BORGO


“1999 -2004: Comincio a far la birra in casa come gioco, ma con il passar del tempo per me brassare diventa sempre più un lavoro e sempre meno un hobby. Nasce così l'idea di produrre "in grande". Abbandono il mondo della ricerca accademica e decido di dedicarmi alla mia passione. Mi metto in viaggio per l'Europa alla riscoperta degli antichi stili birrari: conoscere i vecchi mastri birrai tedeschi o gli estrosi belgi è stato fondamentale per la mia formazione. In Inghilterra assaggio le birre più interessanti, rappresentative di una cultura completamente diversa dalla nostra comune idea di birra: le "real ale", poco carbonate, molto corpose e tutte con sentori fruttati avvincenti. Poi inizio ad avere esperienze su produzioni più ampie dei miei 30 litri casalinghi. Da lì prendo il coraggio di lanciarmi nell'avventura di Birra del Borgo.
2005: Nasce ufficialmente Birra del Borgo a Borgorose, un piccolo paese in provincia di Rieti, al confine tra Lazio ed Abruzzo nella riserva naturale dei Monti della Duchessa. Nel Vecchio Birrificio di Colle Rosso vedono la luce le prime birre che avranno un grande successo e faranno conoscere Birra del Borgo in tutto il mondo: la ReAle, la DucAle, la Duchessa.
2007: BdB cresce. A maggio festeggiamo per la prima volta ufficialmente il nostro "compleanno" con il BdB Day. Il 2007 è anche l'anno di nascita del Bir e Fud di Trastevere, il primo locale che ha portato a Roma un'idea diversa su come e perché bere birra insieme al cibo. Insieme a Manuele Colonna e altri amici abbiamo voluto dimostrare che il classico binomio "pizza e birra" poteva trovare un nuovo significato accostando birre artigianali a ottime pizze fatte a regola d'arte e ad altri piatti realizzati in modo semplice ma attento.
2009: Inauguriamo il Nuovo Birrificio di Spedino, poco distante da quello già esistente, che resta il nostro laboratorio per le sperimentazioni e i progetti più folli. Nello stesso anno, in collaborazione con l'amico Teo Musso di Baladin e altri soci, apre l'Open Baladin a Roma, a due passi da Campo de' Fiori: non un semplice pub, ma una vera e propria "casa della birra" dove fare cultura birraia proponendo le migliori birre artigianali italiane e straniere insieme ai piatti – hamburger, carni, patate e panini, tutto fatto a regola d'arte e con le migliori materie prime – curati da Gabriele Bonci. Qui trovate tutte le nostre birre, compressa qualche chicca prodotta in edizione limitata.
2011: BdB vola Oltreoceano: sempre insieme a Teo Musso e stavolta anche con lo zampino di Sam Calagione, birraio dello statunitense Dogfish Head, inauguriamo la Birreria, il brewpub all'ultimo piano di Eataly NY, in piena Manatthan. I newyorkesi impazziscono per le birre artigianali made in Italy e per quelle realizzate all'interno del locale, e scoppia ufficialmente la bdbmania anche negli States! Intanto, in Italia non restiamo con le mani in mano: il Nuovo Birrificio si amplia con nuovi tini di fermentazione e una nuova linea di imbottigliamento up to date!
Nel Nuovo Birrificio trova spazio anche il Laboratorio di Controllo Qualità, il cui scopo è monitorare l'intera produzione Birra del Borgo analizzando ogni lotto durante e dopo la fermentazione per assicurarsi che il risultato finale sia quello desiderato. Tutte le birre prodotte vengono sottoposte anche ad analisi sensoriale da parte di membri dello staff e assaggiatori esterni nei panel taste settimanali. Altro obiettivo fondamentale del laboratorio è lo studio dei diversi step del processo di fermentazione e l'individuazione di ceppi autoctoni di lieviti per rendere le nostre birre ancora più uniche.” (Leonardo Di Vincenzo)



sabato 28 luglio 2012

Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani (Feltrinelli)


A Ferrara, la comunita israelitica e sempre piu minacciata dalle leggi razziali. La famiglia dei Finzi-Contini reagisce conducendo una vita appartata, in una grande e lussuosa villa. La loro proprieta e circondata da un maestoso giardino, ammantato da un'aura di mistero. Albert e Micol, i ragazzi della famiglia, decidono di invitare a giocare a tennis, a casa loro, alcuni amici, per lo piu ebrei, estromessi dal circolo di tennis cittadino. Il protagonista della storia, che narra in prima persona, entra cosi in questa piccola comunita a cui appartiene anche il milanese Malnate. Nei lunghi colloqui tra il narratore, Micol e gli amici, si intrecciano temi politici e privati e affiora anche un sentimento d'amore tra la giovane ebrea e il protagonista. Questi si vedra invitato a diradare le sue visite alla villa quando Micol decidera di chiudere ogni via ai possibili sviluppi di quell'affetto. Il rifiuto prelude alla tragica fine della famiglia: Alberto muore di una grave malattia; Micol e tutti i suoi vengono deportati in Germania e uccisi. Malnate cade in Russia. Per il narratore rimangono i ricordi brucianti di una stagione irripetibile.

La Contessa di Lecce di Liliana D’Arpe (Lupo editore)


Liliana D’Arpe, leccese, compie gli studi presso l’Istituto margherita di Savoia, conseguendo il diploma di Maturità Magistrale. Fin dalle scuole medie le Suore scoprono e incoraggiano le sue predisposizioni artistiche e letterarie. A dieci anni, iscritta dal padre ad un concorso canoro, inizia una strada che la porterà negli anni ‘80 e ‘90 a affermarsi come una delle cantanti più conosciute e apprezzate nel Salento. Dal 2000, sentendosi matura per evolversi in un altro ruolo, si dedica alla stesura di sceneggiature e commedie musicali che metterà in scena al Politeama di Lecce, con successo di pubblico e critica. Presidente dell’Associazione culturale “Il Saraceno” dal 2006, cura la regia dei suoi spettacoli, dipingendone le scenografie teatrali. Da ogni suo elaborato traspare una profonda conoscenza e un’ardente passione.

Ci sono storie che ci aiutano a trascorrere un po’ di tempo della vita, spesso così complicata, ambigua, poco chiara. Ci sono storie che ci fanno conoscere dei personaggi che ad un certo punto vorresti fossero tuoi amici, per passare del tempo insieme a loro, al di fuori delle pagine. È il caso della famiglia Darini, di Caterina e Dalila, della loro bontà e pulizia nel cercare di lottare contro gli attacchi e gli agguati di familiari privi di scrupoli e troppo infelici per lasciarle in pace. In situazioni del genere solo l’intervento di uno spirito buono potrebbe… In una Lecce solare, in balia di profumi e colori, del suo passato e del suo avvenire, tra l’Università e il Centro Storico, in palazzi pieni di storia e di fascino si dipana un’avventura in cui fantasmi, risate, innamoramenti, gioie e dolori si intrecciano a comporre una storia leggera d’emozioni. Con, come sfondo, l’incanto e la magia di una città calda e mediterranea. Un mondo di buoni sentimenti e delicatezze dovrà difendersi dall’attacco di insospettabili (e non) pronti ad approfittare di ogni minima debolezza e piccola titubanza. La lotta tra il bene e il male si svolgerà fino alla fine, non lasciando indifferenti in cielo ed in terra. Una lettura che ci farà dimenticare i mondi di carta densi di buio e pesantezza e ci consolerà con la leggerezza e le dolci linee degli attori di quest’avventura. Il fantastico, il romantico, i buoni sentimenti ed un inarrestabile senso di giustizia ci riscalderanno come una delicata primavera.

Storia segreta del capitalismo italiano. Cinquant'anni di economia finanza e politica raccontati da un grande protagonista, di Cesare Romiti, con Paolo Madron, prefazione di Ferruccio de Bortoli (Longanesi). Intervento di Nunzio Festa.


Poche settimane fa abbiamo parlato del romanzo di Angelo Petrella, "Le api randage" (Garzanti, 2012), che tra le pagine racconta una fantasiosa storia degli anni Novanta, la quale parla delle lotte per la presa del Mattino di Napoli dalla politica-gestione con il tramite del Banco di Napoli. E casualmente adesso scopriamo, giochetti appunto del caso, tra le tante risposte affidate al giornalista amico Paolo Madron dal manager Cesare Romiti in "Storia segreta del capitalismo italiano" che Il Mattino é stato uno di quei giornali dove davvero il potere s'é scontrato per designarne la direzione. Questo dunque valga da esempio per farci capire di che libro stiamo parlando. Perché innanzitutto il termine del titolo "segreta" non può che aver piacere solamente di marketing; in quanto spesso le delucidazioni dateci da Romiti sono retroscena della finanza e dell'economia italiota che tante e tanti già avevano potuto imparare in letture offerte dai medium indipendenti. Ma premesso che Romiti ha realmente fatto la storia dei soldi italici per oltre cinquant'anni, é senza dubbio interessante comprendere che maniera di raccontarsi e guardare alle proprie zone d'influenza e condizionamenti può usare un anziano dirigente delle istituzioni finziarie che hanno caratterizzato i contorni dell'Italia. Siamo nel capitalismo nostrano, proprio. Allora Cesare Romiti non può che ripartire, anche per dovere di mitologie, da Cuccia e Agnelli nel riprendere in mano le fila d'un discorso che recentemente le televisioni hanno voluto interrogare. Dall'avvocato Agnelli e famili a Berlusconi. Per il tramite di Craxi/Ligresti. Ché Romiti parla senza vergogne di sorta. Romiti fu l'uomo della restaurazione Fiat appellata col significativo e palesemente eccessivo "marcia dei Quarantamila", e con questo sfogo racconta oltre duecento amici e avversari tra imprenditori, banchieri, giornalisti. Un libro-intervista che s'aggiunge al "Questi anni alla Fiat" scritto con Pansa più di vent'anni or sono. Pensato anche per sconvolgere dicendo tipo del rifiuto al Silvio Berlusconi che gli chiese di dirigere il suo gruppo mentre era nella vasta famiglia Agnelli. Uno spaccato del capitalismo nostrano che uno dei suoi protagonisti riferisce abolendo pudori di sorta. E se sapevamo, ancora, che solitamente i direttori dei giornali sono scelti dagli azionisti più forti dei gruppi che li mandano in tipografia, non sapevamo alcuni altri dettagli pratici che hanno formato una catena lunga e solida tra finanza-imprenditoria-politica e indietro così.


venerdì 27 luglio 2012

L FOR LAZARUS


“Formed in early 2011, Amsterdam based L for LAZARUS creates unique, stylish yet practical fashion accessories, based on founder and designer Nicolette Lazarus’ passion for personal style and wearable innovation. L for LAZARUS is a brand for women who love to follow fashion but, more importantly, have developed an inner confidence and their own personal style. It’s a brand for women who are comfortable with who they are, and know what they want from fashion accessories: style, quality, versatility, and the ability to transform their look on a daily basis. L for LAZARUS successfully launched its first fashion innovation, the Échapeau, in October 2011. Derived from the French for hat and scarf (écharpe and chapeau), the Échapeau is an elegant combination of both that can be worn as one unique piece, as a classic hat & scarf set or as individual items. Rather than follow fashion industry ‘rules’ by sticking to one fashion category, L for LAZARUS focuses on individual pieces that represent wearable innovation. And by answering women’s requirements for timeless, beautifully-made items that: enhance their personal style; work with their current wardrobe for multiple seasons; and are as versatile as they are, L for LAZARUS pieces also represent good value for money. In addition to the Échapeau, the collection for Fall/Winter 2012 includes a versatile wool wrap and a capsule leather bag collection and will include clothing items for future seasons. L for LAZARUS pieces are designed to be part of, and enhance, a woman’s wardrobe from one year to the next. Founder and Creative Director, L for LAZARUS After completing a degree and MBA, founder Nicolette spent over 20 years in the advertising and communications world. She worked for well-known agencies, including a seven-year stint at Saatchi & Saatchi in London, running international campaigns for household name brands. Nicolette moved to Amsterdam, The Netherlands in 2007 to continue her career, and in 2010 set herself a new challenge to create unique pieces and L for LAZARUS, a business based on her passion for personal style and wearable innovation.”


Romanzi vol. 2 di Emile Zola (Mondadori)


L'opera di Zola è sterminata; la nuova edizione dei Meridiani - diretta e curata da Pierluigi Pellini, comparatista e francesista dell'università di Siena - ne propone i romanzi più significativi in traduzioni quasi tutte nuove o comunque rivedute per questo progetto dai loro autori e condotte - con criteri condivisi - da traduttori di prestigio. Altro elemento importante di novità è l'utilizzo, negli apparati, dei materiali manoscritti da poco integralmente disponibili in francese. In questo secondo volume, tre grandi romanzi non tra i più noti ai lettori italiani: "La solita minestra" (1982), il "ferocemente allegro" romanzo di un palazzo, che attacca il cinismo, l'ipocrisia e la corruzione della classe borghese; "Au Bonheur des Dames" (1883), dove la nascita trionfale dei grandi magazzini con la conseguente rovina delle botteghe e dei piccoli commercianti, il mutamento urbanistico della Parigi haussmanniana fanno da sfondo a una storia d'amore insolitamente a lieto fine; "La gioia di vivere" (1884), romanzo sul dolore e sulla bontà umana incarnati in personaggi indimenticabili, dove trova spazio ed espressione anche l'amore di Zola per gli animali.

Fattoria di Magliano


“La Fattoria di Magliano, sorge nel centro di una vasta tenuta agricola, in Toscana, nel cuore di un territorio famoso - la Maremma. Anima e baricentro del luogo sono il vigneto e la cantina, intorno a cui è nato l’intero progetto. Quasi per naturale evoluzione, è nata e cresciuta l’idea di aprire agli ospiti le porte delle case che fanno parte della proprietà.
Oggi, la Fattoria di Magliano offre un soggiorno ideale a chi desideri quiete e raccoglimento, e sia in cerca di fonti di benessere e di svago autentiche e poco convenzionali.
Per vocazione, gusto, atmosfera, la fattoria è una struttura di accoglienza diversa, perché nuova nei servizi e particolare nello stile, informale, ma raffinato, in linea con la tendenza la più attuale. La gestione sposa efficienza, discrezione, sollecitudine, in accordo con il carattere dell’ambiente, disteso e piacevole.”


EUGENIO COLLAVINI


“La storia dei Collavini inizia a Rivignano nel 1896. Eugenio, il fondatore, forniva vini alle famiglie nobili di Udine ed alle botteghe. La guida poi passa a Giovanni, che attraversò ben due guerre alla fine delle quali i commerci ebbero, come sappiamo, una veloce accelerazione, mentre si affermava l’enologia, dando ai vini una qualità fino ad allora  sconosciuta. Sarebbe stato Manlio, figlio di Giovanni, a cogliere quei primi segnali di forte cambiamento, quasi anticipandoli. Fu tra i primissimi a portare i vini friulani nel mondo. Nel 1966, trasferisce le cantine a Corno di Rosazzo, dove acquista il castello Zucco-Cuccanea (1560). Fu un antesignano nel credere al Pinot grigio vinificato in bianco (era il 1969) e nel 1971 crea Il Grigio, spumante che fece tendenza, al quale poi si aggiunse la Ribolla Gialla brut. Oggi la Collavini è una Srl “familiare” che vede, accanto a Manlio, i figli Giovanni, Luigi ed Eugenio.”


giovedì 26 luglio 2012

CASINO ROYALE DI IAN FLEMING (ADELPHI)


Il 15 gennaio del 1952, quando si siede alla scrivania di Goldeneye, la sua villa in Giamaica, Ian Fleming non ha idea di cosa scriverà. Parte dal nome del suo personaggio, rubato a un allora celebre ornitologo, e dal ricordo di una partita a carte al Casino di Lisbona, nel 1941. Il primo James Bond nasce così, ed è un romanzo molto diverso da come forse lo stesso Fleming amava raccontarlo. Le scene sono poche, non più di quattro, i veri personaggi anche meno. James Bond impareremo a conoscerlo meglio, perché qui è ancora nei panni – eleganti, spiritosi, crudeli – di Ian Fleming. Ma l'abominevole Le Chiffre, e il suo occhio quasi bianco, non li dimenticheremo, come difficile sarà scordare la Bond Girl forse più letale, la sublime Vesper Lynd. Tutto dunque comincia da qui, dall'o­dore nauseante di un casinò alle tre del mattino. E la speranza è che duri il più a lungo possibile.

Le botteghe di Leonardo


“Andrea e Lorenzo non cercano semplicemente un progetto imprenditoriale, ma un sogno da realizzare. Nel 2008 Lorenzo Marconi e Andrea Portolani studiano il settore e il mercato dal punto di vista finanziario per conto di un cliente investitore. La comune passione per il gelato e per il cioccolato, in qualità di golosi, si unisce naturalmente e rapidamente alla visione positiva del business economico. Prima di intraprendere l’attività imprenditoriale e fondare la società Andrea e Lorenzo studiano il ciclo produttivo del gelato partecipando a numerosi corsi sulla realizzazione del gelato artigianale, sull’utilizzo delle migliori materie prime, maturando un’esperienza intensa e coinvolgente anche con responsabili di produzione di ingredienti delle maggiori società del settore. Alla Carpigiani University, durante un corso avanzato di perfezionamento conoscono il professor Gianpaolo Valli, che forte di un’esperienza ultraventennale diventa l’anello che chiude la catena del valore. Nell’ottobre del 2010 iniziano al loro attività.”


MIMI’ ALLA FERROVIA


“L’ antico ristorante “Mimì alla ferrovia” nasce nel settembre del 1944 nel cuore della Napoli storica. gestita da Emilio Giugliano, il cosiddetto Mimì, e dalla moglie Ida. Mimì era un abile commerciante del settore con l’hobby dei cavalli, una passione della quale ancora si trova traccia in quel cavallo al trotto, sormontato dall’immancabile ferro di cavallo, che costituisce lo stemma del ristorante. In origine semplice trattoria frequentata dalla media borghesia napoletana e dai più celebri personaggi napoletani, quali TOTO’, i De Filippo, il maestro Fellini, è divenuto nel corso degli anni un ristorante dall’atmosfera calda e accogliente, punto di riferimento per tutti i napoletani e non. La vicinanza ai mezzi di trasporto, aeroporto, ferrovia, porto, autostrade, e al centro delle principali vie del commercio, lo rende una meta “obbligatoria”. Da qui nasce la famosa frase “l’Italia passa per Mimì”, pronunciata da Michele Giugliano, soprannominato “Don Mimì”, che assieme al cugino Michele e alla nuova generazione, gestisce questo rinomato locale, ora ampliato e rinnovato in un’atmosfera di eleganza formale, capace di non perdere quell’impronta classica di genuinità dei sapori e rispetto della tradizione. Accanto a nuove e ricercate ricette primeggiano piatti semplici e intramontabili per una cucina che resta immutata nella bontà rispetto a quella di tanti anni fa. Le numerose personalità della politica, dello spettacolo o della cultura che, nel corso degli anni, hanno scelto di fermarsi da Mimì sono stati accolti da quest’atmosfera d’amore per la cucina di qualità, per l’ospitalità ed il servizio,  ma soprattutto sono stati contagiati dalla stessa passione che da circa 70 anni accompagna i titolari di questo ristorante. Come afferma la giornalista Daniela Vergara nella prefazione del libro “Napoli è servita. Mimì alla ferrovia racconta la città dal dopoguerra a oggi”: “… tutta l’esperienza, la saggezza, l’attenzione, l’amore che Michele senior e Michele junior usano per i loro piatti … quel pezzo di storia di una città che è passata per i locali di via Alfonso D’Aragona…sono ingredienti che non si scrivono su un pezzo di carta. Fanno parte di Mimì”. La storia di questa tradizione non si ferma alla ferrovia, nella Napoli antica, ma raggiunge la collina vomerese, in uno dei luoghi più suggestivi di tutta Napoli cha avvolge con lo sguardo l’intero Golfo di Napoli: “Villa D’angelo”, una Villa armoniosamente inserita nel verde, location Location ideata e sognata per eventi esclusivi, per matrimoni, cerimonie, meeting e catering. Protagonista indiscussa non potrebbe che essere la buona cucina, attraverso la selezione accurata delle materie prime e la creazione di continue nuove portate che esplorano ogni aspetto della ricca tradizione culinaria mediterranea, rielaborate con gusto e un tocco di fantasia.”



DONNE IN THRILLER CON LUPO EDITORE


“DONNE IN THRILLER”  Incontro, racconto e presentazione delle opere narrative: “CAFE’ DES ARTISTES” di ANGELA LEUCCI (Lupo Editore) e “L’AVVOCATO DEL RE” di MARIA SERENA CAMBOA (Lupo Editore). L’appuntamento è previsto per il 28 luglio 2012 ore 21,00 presso il Palazzo Baronale di Collepasso (Lecce). Presenta e modera: Mario Del  Vecchio.  Due donne, due thriller, una galleria di suggestioni e introspezioni psicologiche che vi condurranno in un mondo romanzesco insolito. ANGELA LEUCCI è tutto e di più: giornalista, blogger, scrittrice, ha pubblicato diverse raccolte di racconti e poesie. "Cafè des Artistes" è un romanzo breve che ci conduce attraverso storie quasi inenarrabili, ma al tempo stesso mescola ironia e malinconia. MARIA SERENA CAMBOA è una giovane avvocato cassazionista, autrice di numerosi articoli e saggi. E' alla sua prima opera narrativa, un legal thriller all'italiana dove si intrecciano giochi di potere,cinico arrivismo, ma anche un po' di candido amore, il tutto tra Foro leccese e campagne salentine. Ma non possiamo raccontarvi tutto, venite ad ascoltare, e soprattutto...a leggere!!! "Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. " DANIEL PENNAC


L’avvocato del Re di Maria Serena Camboa - Non sono certo intuito ed ambizione a mancare a Martina Borghesi, giovane avvocato del Foro leccese, segnata da una traumatica esperienza che la lega contraddittoriamente al brillante Teodorico Fuortes. Quando la bellissima Cinzia viene trovata cadavere nella fangosa campagna salentina, ad essere accusato del delitto è il fidanzato Giacomo, perfetto capro espiatorio. Chiamata ad assisterlo da Fuortes, Martina scopre presto che nulla è come sembra: oscure ingerenze viziano le indagini, mentre un'accesa campagna elettorale suscita inimicizie e sospetti incrociati. L'avvocato viene a conoscenza di scottanti risvolti della vita locale che la guidano verso una verità terribile e devastante. Un legal thriller all'italiana in cui si intrecciano giochi di potere, introspezioni psicologiche, cinico arrivismo e il sogno del grande amore.

Avvocato cassazionista, si occupa in prevalenza di diritto bancario e dei mercati finanziari. In campo accademico e professionale ha scritto numerosi articoli e saggi: Il nuovo reato di usura: dallo stato di bisogno al tasso di soglia, in Quaderni di ricerca, Dipartimento Studi Giuridici, Università degli Studi di Lecce, 1997; La riforma del reato di usura, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 1/98; Ancora sulle società professionali: una questione dibattuta, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 4/98; I patti parasociali alla luce della disciplina dettata dal Testo Unico della Finanza, in Quaderni di ricerca, Dipartimento Studi Giuridici, Università degli Studi di Lecce, Lecce, n. 12, 2001; Le indagini in banca, cosa resta del segreto bancario?, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 1/02.
L'avvocato del re è la sua prima opera di narrativa.

Cafè des artistes di Angela Leucci - Una bionda detective argentina, un caffè letterario, lo strano omicidio di un pusher. Sono solo alcuni degli elementi di "Café des Artistes", romanzo breve che apre il ricco scenario ai personaggi racchiusi in questa raccolta. Una galleria di suggestioni, in cui il folle Michele Lamorte scolpisce nella pietra l'immagine della moglie morta e il motto "Beati quelli che non hanno storia", un'insegnante costruisce dentro di sé l'aberrazione per i lunedì, due gemelle uccidono per essere felici e due gemelli si danno all'incesto per liberare il mondo dal male. Come nei Menecmi plautini o nei film di Peter Greenway, anche le immagini simmetriche nascondono storie inenarrabili, tutte da leggere.

Angela Leucci - Incantatrice di serpenti, go-go dancer, blogger e giornalista, Angela Leucci è lo pseudonimo infelice dietro cui si nasconde Clarita Lasalerosa, l'eroina di questo romanzo. Attualmente è corrispondente per i quotidiani "La gazzetta del mezzogiorno" e Otranto Oggi, il settimanale Belpaese e per il portale DireDonna. Ha pubblicato con Akkuaria "Nani, ballerine e altre suggestioni" ed è stata finalista al concorso "Streghe e vampiri" di Giovane Holden Edizioni. Suoi racconti e poesie sono comparsi nelle raccolte "31 piccoli scatti & scritti" di Linea BN Edizioni ed "Eroticoamore" di Albus, e nella miscellanea "Note di storia e cultura salentina" della Società di Storia Patria per la Puglia.


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mercoledì 25 luglio 2012

L’Economia buona di Emanuele Campiglio (Bruno Mondadori). Intervento di Vito Antonio Conte


Sono svogliatamente spoltronato e altrettanto svogliatamente accendo la TV. Non è per l’afa mitologicamente (ma non soltanto) bestiale di questi giorni. Accade qualche mese addietro. Svogliatamente faccio zapping. Poi, Corrado Augias parla di libri. C’è un giovane economista che dice che questo è un periodo stimolante per parlare di economia. Lo dice muovendo una faccia simpatica e sveglia. Con un tono misurato e sereno. Con un ritmo convincente. Non fa pesare la sua laurea, né il suo master in Cooperazione e Sviluppo. È dottorando in Economia Politica. Lavora in terra anglica presso la New Economics Foundation. Augias chiede, un po’ professoralmente, com’è nel personaggio. Il giovane economista, senz’alcuna supponenza, risponde. Augias, impostato nella voce, legge un passo del libro scritto dal giovane economista. E fa un’altra domanda. La risposta contiene e rivela un’altra possibilità. A ben vedere, ogni parola del giovane economista è un’altra possibilità. Un altro modo (melius: un modo altro) di approcciarsi all’economia e d’intendere l’economia. Partendo dalla consapevolezza che il vecchio concetto di economia, quello fondato sulla visione neoclassica dell’economia, può e dev’essere criticato, ché ha fallito e altre voci esistono! E allora, decido che –nonostante la mia atavica riluttanza per le questioni dell’economia- comprerò il libro scritto dal giovane economista che così comprensibilmente e bene sa dire di economia. Comprerò quel libro. Per leggerlo. Ché i libri son fatti per essere letti. Sì, è vero, qualcuno li usa per arredare. Qualcun altro per sostituire un piede rotto del comodino. Qualcun altro ancora per esibirli. Così. Tanto per darsi un tono. Io ci spendo dei soldi e credo sia danaro ben speso se un libro mi restituisce qualcosa. Il che non vale per tutto il resto. Per tutte le altre cose della vita, intendo. Per i libri, sì! Di più, per questo: “L’economia buona”, scritto dal giovane economista che mi fa fare pace con l’economia e, foss’anche sol per questo, gli sono grato. Sono grato a Emanuele Campiglio che non si perde dietro concetti quali “stabilità, sostenibilità, giustizia”, enunciandoli e punto o riempiendoli delle solite nefandezze vestite all’ultima moda atte esclusivamente a giustificare il dominio del profitto a scapito di ogni umano respiro, ma dà contenuto e sostanza al suo progettare, iniziando da quel che non funziona e che va cambiato perché vi sia una concreta idea di cambiamento, perché prenda consistenza una “Grande transizione”, cioè “un processo condiviso di riorganizzazione delle libertà che coinvolga le comunità, l’ambiente, le norme sociali, la cultura e, naturalmente, l’economia”. E sono d’accordo che la peggiore bestia che ha concorso con altre bestie a uccidere l’economia è la finanza. Che dovrebbe alimentare –nel puro disegno originario- “l’impianto produttivo delle economie” e non servirsene per moltiplicare il suo squallido e sporco gioco di potere. Ma se morte dell’economia per mano (soprattutto) della finanza è davvero, beh –forse- è un omicidio (o, se volete, infanticidio) necessario. Ché ha dimostrato come non sia più concepibile un sistema basato sull’incessante crescita del PIL e via dicendo. Ché ha finito per distruggere se stessa. Ché l’una e l’altra, economia e finanza, vanno ripensate. Ché i parametri per misurarne lo stato di salute vanno rivisti. E non è un caso che un altro acronimo cominci a comparire sempre più spesso quando si parla di economia: FIL. Che sta per Felicità Interna Lorda. E ch’è conseguenza di quella decrescita felice della quale pure da un po’ si sente discutere. Qualcosa si muove. Si muove “dal basso”, nel crescente (ma non sufficiente) senso di coscienza, presa di responsabilità e pratica comportamentale dei singoli individui in relazione al consumismo. Lo sviluppo di tali condotte e il mutamento delle abitudini indotte dal mostro del consumismo, il netto generalizzato rifiuto dell’insulso paradigma compra-usa-e-getta costituisce (e, quando sarà pienamente attuato, sarà) uno dei mezzi verso un utilizzo consapevole delle risorse e, quindi, di un cammino su una strada linda perché priva di sprechi e di rifiuti. Ciò indurrà l’economia a produrre a misura dell’utilizzo del necessario. Da un punto di vista fenomenico, il processo potrà subire una reale svolta e una forte accelerazione a condizione che i “macro-attori” del sistema economico (“governi, banche e sistema finanziario, apparato produttivo ed energetico, istituzioni internazionali”) vogliano smettere di far proclami e ci mettano il culo. Il loro. Sì, insomma, ci siamo intesi, si diano da fare, operando, per davvero… - UN ALTRO MONDO È POSSIBILE? “Il Bhutan è un piccolo Stato di nemmeno un milione di abitanti, incastonato tra le montagne dell’Himalaya. Per spinta del proprio re, da alcuni anni calcola un indice di Gross National Happiness (Felicità Interna Lorda), formulato in modo da includere non solo la soddisfazione dei bisogni materiali, ma anche alcune variabili e valori tipici della spiritualità buddhista. Si tiene, perciò, conto della salute fisica e mentale dei cittadini, di come essi utilizzano il tempo, della qualità dell’ambiente circostante, della forza delle connessioni comunitarie, e in base a queste misure si giudica la bontà delle politiche proposte… Può sembrare ovvio scriverlo, ma ciò che rende la vita degna di essere vissuta va ben oltre il livello di reddito o l’ammontare di ricchezza posseduta…” - UN ALTRO MONDO È POSSIBILE! Sono svogliatamente spoltronato e altrettanto svogliatamente accendo la TV. È per l’afa (questa volta, sì) minossea. Accade adesso. Svogliatamente faccio zapping. Su RAI 5 c’è un documentario: alcuni abitanti d’una (per me) sconosciuta isola del Pacifico (se non erro) sono ospiti di un loro conterraneo che vive a Manchster insieme alla sua compagna inglese. Non hanno mai visto una città. Con tutto quello che in una città c’è. Non hanno mai visitato una città. Meno che mai una città inglese. Con tutto quello che in una città inglese c’è. Stupore e meraviglia li ammaliano. Musei e monumenti, negozi e vetrine, palazzi e giardini, uomini e donne di tutte le razze, mescolati si muovono in un’apparente opulenza. Poi, la discarica dei rifiuti differenziati, le macchine per lo stoccaggio e il successivo riciclaggio. Uno di loro (dalle fattezze più marcatamente aborigene) chiede alla donna di cui sopra: anche le persone vengono riciclate? Lei ci pensa su, poi risponde: noi qui veniamo cremati e le polveri vengono affidate al vento e sparse nel fiume oppure vengono interrate e, dunque, sì –il nostro corpo, sì- veniamo riciclati. Ma l’anima? Quella vola via e va a abitare (…) altrove. Lui le stringe la mano. Era la risposta che voleva. Poi, continuano il giro della città. Altre novità e panchine, e uomini e donne che sulle panchine dormono. Senzatetto. Inconcepibile. Per loro. Poi, a sera, il fratello del loro conterraneo è ospite pure lui e racconta che, per diverse vicissitudini esistenziali, anche lui è rimasto senza una casa. Inconcepibile. Per loro. Con tutti i palazzi che ci sono. Con tutte le case disabitate che hanno visto. Inconcepibile. Per loro. Sulla loro isola ognuno ha una casa. Se non ce l’ha, raccoglie legna e paglia e inizia a costruirla. E tutti lo aiutano a farla. Vedere un senzatetto e sentire la sua storia agli abitanti dell’isola del Pacifico chenonsocomesichiama ha spezzato il cuore e porgendogli quel loro cuore infranto gli dicono che non hanno altre parole. Difficile costruire una capanna di tronchi di legno e paglia a Manchster. Com’è difficile pensare al FIL in occidente. Ma il PIL ha fallito. Il PIL è agonizzante. Il PIL è alla fine. Ogni fine segna un nuovo inizio. Ricominciamo. Facciamolo bene. Per il Bene. Nostro. E di tutti. Questo libriccino di Emanuele Campiglio andrebbe letto in tutte le scuole. Si può fare. L’insegnante di lettere di mia figlia ha “consigliato” di leggere (durante e vacanze estive) “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj. Un Autore contemporaneo no, eh? Con tutto il rispetto, s’intende. Un figlio di questa Terra no, eh? Con tutto il rispetto, s’intende. E con altro. Che non dirò. Ho spento la TV. Ho letto “L’economia buona”. Ho imparato delle cose. Accenderò ancora la TV. Leggerò ancora. E altro farò. Che neppure dirò. Voglio imparare ancora. Ci vuol tutto. Un po’ di tutto. Al momento giusto. Facciamo leggere “L’economia buona” ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nostri cugini, ai nostri amici. Facciamolo leggere a scuola. Cambiamo l’economia. Cambiamo il mondo. Per questo non c’è più tempo. Ho detto. Augh!

Macro pop 2